L'Età Critica: solo svantaggi ?

Di solito, la metafora più utilizzata per descrivere la menopausa è quella dell'autunno rispetto alla primavera, quest'ultima riferita all'epoca riproduttiva. Una famosa copertina di Time Magazine (giugno 1995), dedicata alla donna in menopausa, presentava un albero ormai senza foglie, proprio come in autunno o addirittura in inverno. La metafora sembrerebbe appropriata: la bellezza dei 20 anni versus i segni che cambiano con l'eta'. Ma questo potrebbe essere solo una visuale parziale. Per esempio, Germaine Greer (La Seconda Metá della Vita, Arnoldo Mondadori Editore, 1992), riferendosi a questo paragone, faceva notare quanto l'autunno sia ancora mite e caldo, e tuttavia più fecondo, più attivo e propositivo, quindi più utile, rispetto alla primavera ed alla estate. Spesso dipende dalla prospettiva in cui ci si pone.

Un tempo l'età della riproduzione era gravato dalle perdite e dai lutti perinatali, e da quelli dell'età infantile, dalla stessa elevata mortalità materna, sia in corso di gravidanza, sia negli anni successivi, quando ancora si risentiva degli sforzi fisici e biologici sopportati, e si era aggravati da quelli che via via si accumulavano.

Oggi per fortuna ci si è affrancati da tutti questi pericoli: molte di queste tristezze sono superate. Ma non per questo il periodo riproduttivo risulta privo di preoccupazioni e di ansie: l'educazione dei figli, prima molto sommaria, oggi occupa gran parte del tempo. La necessità di guadagnare impone che entrambi i coniugi lavorino, facendo grossi sacrifici, utilizzando nonne e nonni, per assolvere alle esigenze che derivano dall'allevamento dei figli. Spesso queste difficoltà sono, o appaiono, talmente pesanti da far rinviare il concepimento di un figlio, o di limitarne il numero. Si puó dire che la vita della donna è profondamente mutata, ma forse tutt'altro che liberata.

La crescita della ragazza risulta frazionata fra un'adolescenza biologica o cronologica, segnata dal menarca (la prima mestruazione), ed una sociale, assai più tardiva, legata all'acquisizione di un diploma, o al raggiungimento di una parziale o completa indipendenza economica. Per tutto questo tempo la ragazza generalmente rimane a casa, in uno status ambiguo, non più come semplice ragazza, non ancora come persona autonoma ed indipendente, sostanzialmente conservando quello di figlia. Con ció alimentando e giustificando, il persistere di un corrispondente status di mamma sempre attiva. Spesso questa condizione di post-adolescenza permane oltre misura, fin dopo il matrimonio, finanche dopo la nascita del primo figlio. Ciò non accade proprio in tutti i Paesi a sviluppo industrializzato. In gran parte di questi Paesi, e sopratutto negli U.S.A., la ragazza và via da casa verso i 16-17 anni, per cominciare a frequentare i colleges. E' un primo distacco, una prima forma di autonomia, nuova per la ragazza e nuova per la mamma, che riacquista una diversa condizione socio-familiare. Da noi, il prolungarsi del periodo post-adolescenziale condiziona e ritarda la capacitá della donna-mamma di pensare a sé stessa. Si continua a protendere verso i figli, a con-fondersi con i loro problemi, trascurando, sottacendo, dimenticando le proprie esigenze. Passando dalla propria adolescenza a quella dei figli senza mai trovare modo di esprimere la propria maturitá, la propria autonomia.

Per ogni donna la menopausa é il riflesso speculare della svolta adolescenziale: quanto piú traumatica é stata questa, altrettanto dolorosa la fase dei cinquant'anni. Delicata tanto quanto il rito del menarca.

Qualche volta la menopausa insorge quasi a ridosso dell'adolescenza di una figlia: questa coincidenza di solito rinforza dinamiche psicologiche diverse. A volte le turbe di quest'ultima richiamano i propri vissuti, esacerbandoli, e predisponendo ad una menopausa altrettanto conflittuata. Ma, altre volte, il ricordo del vecchio trauma puó stemperarsi nella esperienza piú pacata della figlia adolescente. Assonanze e dissonaze possono giocare ruoli diversi, sopratutto se vissuti senza uno sforzo di consapevolezza.

Nell'insieme, la vita della donna italiana appare oggi scandìta da specifici ritmi: a 12 anni mestruate, a 19 confusamente protese verso una età adulta ancora lontana, a 30 anni già immerse nella cura dei figli. Spesso senza ancora avere imparato a prendersi cura di sè, gradualmente arrivano ai 50 anni, quasi senza scossoni, con figli cresciuti, ma ancora dipendenti, da accudire. Le incomprensioni coniugali spesso documentano l'impoverimento della vita di coppia, l'inganno delle illusioni, la distanza fra quanto desiderato e quanto ottenuto, o semplicemente ottenibile. L'età della menopausa le trova ancora senza un ruolo specifico, al di fuori delle primarie esigenze familiari. Ancor giovani, con trent'anni davanti, sono giá psicologicamente ricurve sul proprio passato, ancora troppo recente per essere elaborato, e tuttavia non ancora distante dagli ideali romantici dell'adolescenza. Dal mio osservatorio di ginecologo le vedo a volte rinunciatarie anzitempo, ancórate alla quotidianità più spicciola, senza progetti, confuse con la realtà dei figli, la cui convivenza appare quasi prolungata per tempi indefinibili.

Solo svantaggi dunque ? No, non credo. Ogni donna sá bene quanta energia si sprigiona, quante pulsioni, quali forze stanno dietro alle dinamiche emotive che si sviluppano dentro di sé. Forse mai come in questa fase, dopo quella delle gravidanze, la donna puó avviare un rinnovamento, una nuova nascita. É il momento in cui finalmente iniziare un periodo nuovo, in cui saper trovare tempi e spazi più adeguati per sè, per darsi motivi di gratificazione, di soddisfazione. E' il momento migliore per prendersi cura di sè. Per trovare la voglia di farlo. Per tutte possono esservi libertà effettivamente maggiori. Le esperienze vissute, se solo venissero elaborate, o soltanto richiamate alla mente, esprimerebbero la prova tangibile delle specifiche potenzialità finora acquisite. Mai come in questa fase la consapevolezza del Sè risulta a portata di mano.

Il corpo, al di là delle prime rughe, è, nella realtà, ancora giovane. Molto più di quanto non lo fosse quello delle proprie mamme. É sostanzialmente vitale, proteso verso un'aspettativa di vita mai stata così lunga. Vi sono naturalmente i segni degli anni trascorsi: esteticamente forse meno attraenti rispetto a quelli delle ventenni, ma emotivamente espressione dell'acquisito diritto a decisioni autonome, per Sè. Non tanto per impegnarsi necessariamente in scelte drastiche o drammatiche, ma per proseguire positivamente, con fiducia nel futuro, imparando ad essere più dolci con sè stesse, più tenere, più affettuose.

A guardare bene, molte delle trasformazioni del proprio corpo sono la conseguenza, e non la premessa, del proprio modo di essere e di vivere. Possono anche segnare il tempo della rinascita, della nuova fiducia in se stesse.

Dopo anni di doveri più o meno sottointesi, la menopausa può rappresentare la svolta propositiva, progettuale. Il momento in cui si puó decidere di divertirsi, di regalarsi qualcosa di piacevole, di gratificarsi. Certo, spesso gli equilibri familiari, stratificatisi, sembrano non consentire innovazioni di sorta. Ma, più spesso, è ancora possibile trovare spazi nuovi da riempire, senza rompere equilibri consolidati, ma arricchendoli con il proporsi come persona nuova e vitale, come soggetto attivo. Oggi capace di scelte più appropriate, di compromessi magari più accomodanti, ma anche più rispettosi delle proprie riconosciute necessità.

Quando si pensa a ció che si perde, a quei poteri di riproduzione che negli anni precedenti erano dati per scontati, forse é inevitabile sentire le vertigini, il panico, quasi si stesse precipitando in un baratro. Il timore della morte puó apparire più immanente, richiamato anche dalle perdite familiari che in questa fase cominciano a verificarsi. Ma, nella realtà, non è la morte che si avvicina, bensì la gioia di vivere che si riduce dietro al rimpianto di ció che si é perso.

Ma quanto di questo rimpianto appare davvero giustificato, e quanto invece il prodotto di una cultura inadeguata, forse rimasta ancora ai secoli scorsi? Per indicare la fine dei cicli ovulatori parliamo di esaurimento ovarico. Oppure di cessazione della funzione riproduttiva. In inglese si parla di ovarian failure (fallimento ovarico). Come suonerebbe se si parlasse invece di conclusione della ciclicitá ovulatoria? In fondo la piú parte delle donne ha lottato strenuamente per non avere piú di uno o due figli, ha vissuto paure per ogni ritardo. Certo, una parte di sé probabilmente vorrebbe perpetuare la magía della riproduzione, cosí come avrebbe voluto restare in eterna giovinezza. Ma la componente piú adulta del Sé si era schierata da tempo, aveva accettato gli anni che passavano, aveva sviluppato il piacere di non trovarsi piú impicciata in pannolini e svezzamenti. Questa parte di Sé ora finalmente puó essere libera, puó protendersi verso nuove mete.

La menopausa é una svolta, importante ed esistenziale. Si puó piangere su ció che si é perso, ma attenzione a non trascurare ció di cui ancora si puó disporre. Come una mamma che ripiangendo la figlia andata via, dimenticasse di gioire di quella rimasta, raddoppiando la perdita.

Forse la cosa piú importante non é tanto di fare un bilancio fra ció che si é perso e ció che rimane, ma solo saper inventariare tutto ció di cui si dispone, rintracciarlo nei diversi meandri, utilizzarlo. Ogni donna conserverá, in qualche parte di Sé, l'orgoglio di scelte fatte, la consapevolezza di quelle subíte, l'esperienza che le deriva dalla sua giá significativa esperienza di vita fino ad oggi. Occorre sapere inventariare tutto, riordinarlo, rielaborarlo, per dare nuova luce, non piú in conseguenza di quanto é stato insegnato, ma sopratutto di quanto appreso per esperienza diretta. Per trarne il massimo dei benefici.

Ogni inventario puó portare dolore e rimpianto. Ma, mentre la perdita produce un soffrire cupo, ripiegato su se stesso, senza speranza, la fase successiva, di elaborazione della perdita, e la verifica di ció che rimane, assume un ruolo costruttivo, propone nuovi scenari, nuovi stimoli in cui trovare una rinnovata vitalitá: una sorta di molla capace di spingere ancora in avanti. Tutta la saggezza accumulata in cinquant'anni di vita giungerá a tale coesione interna da diventare prontamente disponibile, fruibile. Tanto da consentire di andare avanti piú spedita, per tutti gli anni che resteranno, dopo la svolta. Si puó essere piú forti. Quando a cinquant'anni si convenisse che questo é il momento migliore per agire, lo si direbbe con vera convinzione, con la consapevolezza di chi sá che non durerebbe per sempre.

Volersi bene significa sapersi sentire a posto nei confronti dei figli, saper separare la propria vita da quella che loro conducono. Smetterla di rimpiangerli bambini, o di porsi acriticamente al loro servizio per tutta la vita. Un tempo di parlava della sindrome del nido vuoto. Oggi, piú spesso, si dovrebbe parlare, come dice Jole Baldaro Verde, di nidi sovraffollati, non solo con figli trentenni, ma anche con troppi nipoti. Andare avanti finalmente per sé. Riappropriarsi del proprio nido, né vuoto né sovraffollato: semplicemente il piú confortevole possibile. Per insegnare ancora qualcosa ai propri figli, con la propria ricerca di nuova autonomia, per educarli a vivere ciascuno la propria vita, possibilmente con gioia, e con libertá.

La maturitá dei propri anni e delle proprie esperienze puó far ripensare anche ai propri genitori, alle proprie madri, sapendone cogliere gli eventuali errori e limiti: senza il rancore adolescenziale, con la dolcezza della comprensione profonda, ma anche con ferme valutazioni critiche. Sono rielaborazioni necessarie, per superare i vincoli delle tradizioni autoritarie, per eliminare la rassegnazione, per affermare la supremazia della propria specifica individualitá. Per adattarsi a nuove esigenze, per vivere la propria vita nel proprio tempo e nel proprio spazio esistenziale.

A volte la paura può paralizzare, ed impedire iniziative appropriate. Molte donne si sentono come delle sopravvissute, quasi delle perdenti rispetto alle illusioni giovanili, quando pensavano di disporre di un potere quasi illimitato. In questo vedersi sconfitte, a volte consumano le tante energie ancora disponibili pensando solo al tempo passato, e sottranedosi a quello presente, che rimane fossilizzato, inutilmente cristallizzato. Ma, quante di quelle speranze giovanili erano davvero realizzabili ?

Certo ognuna troverá tanti errori commessi. E spesso si limiterá ad annoverarli, quasi interpretasse il ruolo di un freddo accusatore. Eppure, se solo riuscisse a rivederli, ricordando anche le tante pulsioni, da cui traevano origine, quanta tenerezza riuscirebbe ancora a provare verso se stessa. Volersi bene, non significa assolversi da tutto: ma più esattamente capirsi, conoscersi tanto da poter evitare sbagli successivi. Smetterla di giudicarsi solo con freddezza, ma farlo con amore.

Samuel Ashwell, nel 1840, nel suo A Practical Treatise on the Diseases Peculiar to Women, scriveva: "...Tutti parlano di cambiamento in senso negativo. Ma vi sono donne che non sono mai state vigorose, né sane durante il periodo centrale della loro vita, o altre sofferenti di lunghe malattie, che dopo questo periodo - della menopausa - si stabilizzano in pieno benessere...".

Da giovani si ritiene che la vita sia tutta e solo animata da passioni, paure, fobie, rabbia, gioie improvvise, attese e delusioni. E si teme, nel proprio intimo, che quando tutto ció dovesse esaurirsi, tutto si ridurrebbe ad una sorta di triste attesa. Nello stereotipo dei giovani la donna matura, silenziosa, apparentemente in disparte, potrá sembrare quasi spenta. In realtá, é proprio il contrario. La sua ridotta visibilità, come la calma ed il distacco, sono condizioni desiderabili. La differenza fra l'agitazione delle giovani e la tranquillità raggiungibile dalla donna di mezza età non è piccola. Un pó come la differenza che passa fra la concitazione, l'eccitazione, la frenesía dei preparativi del neofita che si accinge ad una scalata, e la calma, la prudenza, la silenziositá della guida, taciturna ed attenta, sensibile al piacere dell'avventura, ancora desideroso di ammirare il bello della natura e tuttavia consapevole dei suoi pericoli, rispettosa della forza che può sprigionare. Man mano che si attenua il bisogno di essere belle per piacere agli altri, o la frenetica lotta per sopraffare, gradualmente diventa possibile rivolgere altrove lo sguardo, per trovarvi la bellezza vera, e nutrirsene.

L'obiettivo dell'impegno vuole essere quello di raggiungere la quiete. Alle giovani potrá significare un ripiego, un doversi accontentare. Non é sempre cosí. La calma puó anche essere libertá dalle smanie e dalle nevrosi, dalle corse contro il tempo. Se ci si vuole appropriare del presente, bisognerá saper rallentare, e dedicare a ció che si stá perseguendo tutta l'attenzione possibile. Il corpo dolcemente sostenuto dallo spirito, l'angoscia vinta dalla fiducia, la pienezza del destino che si vá compiendo.

La Prof. Vincenzina Bruni, ginecologa di Firenze, in un recente congresso, ricordava una frase scritta da Young (1959): "... non é possibile vivere la sera della vita seguendo lo stesso programma del mattino, poiché ció che allora aveva grande importanza, ne avrá ora ben poca, e la veritá del mattino costituisce l'errore della sera...".

Occorre prendere atto della propria svolta. Per saperla gestire. E successivamente, per mettere un punto fermo, da cui ripartire ed andare avanti. Forse é proprio per la menopausa, per il poter disporre di questa ulteriore esperienza esistenziale, con i suoi dolori, le sue pene, i suoi rimpianti, ma anche con tutta la forza che ne puó derivare, forse é per tutto questo che la donna puó davvero rinascere a nuova vita, piú ricca, piú calma, piú quieta. Ed é proprio quanto accade a tante pazienti: la capacitá di rinnovarsi, di venir fuori ancora piú forti e piú sagge, piú autorevoli e piú vitali, predisponendosi a vivere i successivi prossimi trent'anni. Con la consapevolezza quasi quotidiana di vivere un periodo assai piú ricco e piú attivo, probabilmente quello meno mascherato dagli infingimenti della vita ed il meno condizionato dal parere altrui, forse quello più gratificante, per raggiungere nuove pacatezze. Non piú indotte da rinuncie, ma favorite da graduale, consapevole sazietà di vita.

Nessuno ha la risposta a scelte esistenziali cosí individualmente diverse come quelle che la menopausa puó produrre. Ma finalmente si dispone di scelte possibili, di strategie disegnate a piú mani, di esperienze codificate e studiate. Dopo la ricerca esclusiva della longevitá si é passati a quella piú sofisticata del benessere fino in fondo. Non vi sono né promesse sicure, né filtri magici: ma la possibilitá di parlarne, di discuterne, di prendersi cura delle proprie esigenze. I progressi della Cultura sono spesso assai lenti, ma sono quelli che determinano gli avanzamenti piú significativi nella Natura dell'Uomo. Ad ognuno la possibilitá di coglierli, ed utilizzarli nei modi che riterrá piú consoni alle sue necessitá.

 

 

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