I Riflessi della Menopausa nell'Universo più Vicino: il rapporto con il marito, con i figli e con le amiche.

Forse puó essere utile dare uno sguardo anche all'interno della famiglia. Tutto ció che, in essa, finora si é realizzato, nel bene e nel male, rappresenta un piccolo microcosmo, con rapporti familiari intrecciati in un certo equilibrio. Bello o brutto che sia, su di esso ognuno ha fatto un pò affidamento.

Per alcune di voi la svolta rappresenta proprio il momento di cambiare le cose, di migliorare, ed anche di modificare le relazioni. Il volersi prendere cura di sé, l'avvertire questo bisogno di autonomia, ed il tradurlo in una pratica quotidiana, può già essere, di per sé, un cambiamento. E per molte si realizza facilmente: quando i semi sono stati ben coltivati, la crescita prosegue tranquillamente, le stagioni si succedono serenamente un pó per tutti: per i genitori, per i figli, per gli amici. E la svolta diventa il tempo propizio di un raccolto.

Ma non sempre cambiare questi equilibri, dedicare piú tempo ed attenzioni a sé stesse, gratificarsi, (ri)mettersi in primo piano, avviene senza creare resistenze o, addirittura, qualche ostilitá. Non ci si deve meravigliare: in fondo ogni perturbazione evoca delle paure, o per lo meno delle reazioni, qualche volta favorevoli, altre volte avverse e contrarie. Scopo di questo capitolo é di esaminare insieme il contesto in cui si vive, aiutare gli altri a capire, mantenendo sé stesse al centro dell'attenzione, senza essere esclusive: per esercitare, e sarebbe l'ideale, una nuova, dolce e graduale forza centripeta, in cui ciascuno sappia e voglia riconoscersi, nel rispetto degli altri.

Il marito ( o comunque il proprio compagno)

Cosa succede, quali modifiche e stati d'animo si verificano nel marito (o compagno) durante il periodo della vostra menopausa? Sono elementi che possono aiutare a capire le sue reazioni, la sua età di mezzo, e magari ridurre quei problemi di comunicazione e di convivenza che, sopratutto nei periodi di crisi, possono affiorare o fare una comparsa tumuoltosa, anche in coppie stabili da molti anni. Che insorgano incomprensioni con il coniuge è tutt'altro che raro. A volte, malgrado siano ricorrenti e significative, possono restare a lungo in ombra. Magari c'è poca discussione, poca capacità di andare al nocciolo dei problemi: ciò sia per obiettive difficoltá di linguaggio, sia per pudore, o per inerzia, o per indifferenza. Riuscire ad avere maggiore informazione, forse puó facilitare una valutazione un pò distaccata e produrre un modo di agire e di comportarsi più efficace, più lineare, piú rispettoso delle reciproche esigenze, evitando possibili equivoci e malintesi.

Intanto, come si é viste da lui ? Gran parte degli uomini, quando si parla di menopausa, ha degli ammiccamenti abbastanza eloquenti: si dá quasi per scontato che la moglie possa attraversare un periodo di mattane. Questa ed altre espressioni equivalenti, questo modo di essere considerate, a volte feriscono, possono farvi sentire isolate, non comprese, ed aumentare le possibili frustrazioni che magari state accumulando. Intendiamoci, che una persona possa attraversare un periodo di stranezze, sopratutto in un momento di cambiamento, quale è questo della menopausa, non é per nulla improbabile. Di per sè può anche essere vero che si sia un pò strane: le tante incertezze e paure, gli equilibri ormonali più mutevoli e precari, dànno effettivamente luogo a comportamenti contraddittori, spesso imprevedibili. Quello che disturba, ovviamente, è il senso di scherno implicito in quel modo di vedere. Se per esempio ci si limitasse a porre l'accento sulla difficoltà di questo periodo, denso di conflitti, con scelte profonde ed esistenziali da compiere, e solo di conseguenza si vedessero le stranezze, il tutto resterebbe molto più rispettoso, molto più accettabile. In genere è proprio questa mancanza di rispetto e di comprensione per la vostra svolta che crea una condizione di disagio prima, e di rivalsa poi, qualche volta.

Qualcosa di analogo, forse, si sarà verificato, per quelle di voi che hanno sofferto di sindrome premestruale, nel periodo della ciclicità mestruale. In fondo sono proprio quelle stranezze (o più accentuati cambiamenti d'umore), già avvertite nei periodi pre-mestruali, che possono verificarsi di nuovo ora, all'inizio o durante i primi mesi di menopausa.

Ovviamente non é bello sentirsi considerate delle persone strane, o matte. Ma, attenzione, questa poca considerazione per gli improvvisi cambi d'umore determinati dalle rapide variazioni ormonali, non è una caratteristica esclusiva del proprio compagno: molte donne usano le stesse espressioni, riferendosi ad amiche, o anche a se stesse. Potremo dire che è un pò la conseguenza di una cultura non femmilista, che ci ha permeato tutti, uomini e donne. E, come tutti i prodotti culturali, è difficile da modificare in breve tempo.

Questo non è senza importanza: se si condividesse l'origine culturale e tradizionale di questo modo di vedere le cose, allora forse l'offesa potrebbe anche essere vissuta come meno intenzionale di quel che poteva sembrare. E sopratutto si capirebbe come potrebbe rivelarsi utile, per modificare questi luoghi comuni, cercare di dare nuove informazioni, fare voi stesse cultura: parlandone un pò di più, vincendo la ritrosìa, esprimendo meglio, nei momenti più pacati, il subbuglio da cui si può essere pervasa in alcuni momenti. Per stimolare una maggiore comprensione, per sollecitare una precisa solidarietà.

Entrambe, comprensione e solidarietá, spesso necessitano di una spiegazione, richiedono una comunicazione esplicita, una precisa esposizione delle proprie difficoltá, una chiara domanda di aiuto. Almeno per evitare, quando non siano poste in chiaro, che diventino l'esercizio di una sorta di diritto assoluto alla protezione, tacitamente e comunque attesa, quasi come quella genitoriale.

Sappiamo quanto sia difficile, a volte, dialogare: per comunicare in modo significativo, tale da rendere comprensibile e chiaro quello che si prova e che si chiede, ossia comunicare in forma adulta ed adeguata, è necessario prima sapersi capire, sapersi guardare dentro. Evitare la dinamica delle reazioni verbali, che finisce con l'accentuare i contrasti e fà perdere il patrimonio comune, di esperienze, di sensibilità, di momenti unificanti. E' più facile a dire che a fare. Si troveranno vari ostacoli, si parlerá a volte in modo improprio: ma, ciò che è veramente importante è il non stare soltanto ad aspettare, non limitarsi a misurare quanto si é state offese, ed invece provare a comunicare, ad inviare messaggi sempre più specifici, costruttivi. Non sempre il parlarne sarà sufficiente, ma per lo meno indicherà una volontá, creerà un argine. Già oggi và molto meglio di un tempo: di questi argomenti se ne discute molto più spesso. Forse questo porrà i primi semi, per le generazioni future, ad un approccio diverso fra uomini e donne. Un primo consiglio, quindi, è di parlare, per comunicare, per raccontare cose significative, per esplicitare le richieste. Con misura, con garbo, con scelta del momento migliore, spesso da inventare, da preparare. Chiedere un aiuto ed impegnarsi, lavorando attivamente per riuscire, per farsi capire.

Quello detto é un pò un atteggiamento stereotipato dell'uomo verso la donna in menopausa. Ma, lui, l'uomo di mezza età, com'è? Una attenta fisiologa, e cara amica, la prof.ssa Laura Petrosino, docente presso l'Universitá di Roma, faceva notare come vi siano due momenti di grossa asimmetría fra uomo e donna di mezza età: il primo, a cinquant'anni, quando l'uomo, di solito, viene considerato ancora sostanzialmente giovane, o tutt'al più maturo (con quel tanto di accattivante che rimane in quest'aggettivo declinato al maschile), mentre la coetanea è già considerata una persona quasi anziana. Poi, il secondo momento di discrepanza, a sessant'anni, quando la donna prende il sopravvento e diventa, a sua volta, piú decisionista, fisicamente meno vulnerabile del proprio compagno. Quanto di queste asimmetrie è dovuto alla nostra cultura, al nostro modo di vedere e considerare le persone dei due sessi?

Per la veritá non é vero che lui rimanga indenne dal passare degli anni. Di solito, anche l'uomo è segnato da profonde mutazioni che interessano il corpo, nel suo aspetto esterno e nelle sue funzioni. Come si è detto, a cinquant'anni, nell'uomo, molti dei disturbi e premonizioni rilevati nelle donne della sua stessa età sono giá presenti da tempo: l'aumento di peso, la calvizie, quasi sempre evidente, i capelli grigi, la barba spesso imbiancata piú precocemente dei capelli, la pelle piú secca e macchiata, meno elastica, i denti piú ingialliti o già parzialmente sostituiti.

Purtroppo non é solo l'aspetto esteriore: la funzione cardiovascolare appare generalmente più compromessa: la donna impiegherà circa 10 anni, dopo la menopausa, per verificare gli stessi livelli di patologia. A suo vantaggio, l'uomo è più protetto nei confronti dell'osteoporosi, avendo un patrimonio osseo più cospicuo su cui poter contare. Accanto a queste modifiche, vi sono poi quelle specifiche, negli organi sessuali maschili: sostanzialmente l'ingrossamento della prostata ed una ridotta fisicità (o potenza) sessuale, meglio genitale.

Sicuramente l'ipertrofia della prostata, i disturbi urinari, e quelli sessuali, creano disagi importanti, cui si aggiunge una comparsa piú precoce, rispetto a quanto accade nelle donne, di ipertensione arteriosa o del diabete. Tutto ciò modifica le precedenti abitudini, crea nuove e diverse scansioni dei propri ritmi, nuovi timori. In aggiunta, di solito, nella coppia più tradizionale, è l'uomo ad avere qualche anno di più della moglie (o compagna), e ciò configura quadri di maggiore vulnerabilità.

Non soltanto fisica: oltre ai limiti che si scoprono nelle funzioni biologiche, subentrano i riflessi emotivi, il modo di vivere queste patologie e queste ridotte capacitá funzionali. Limitazioni ed impedimenti fisici, percezione emotiva di potenzialitá ridotte, ed il modo di adattarsi, assumono un peso significativo nei comportamenti individuali maschili. Alcuni uomini, in conseguenza di ciò, si addolciscono, altri sembrano compensare le proprie paure con una maggior ruvidezza, almeno in apparenza. Ma, in tutti, il cambiamento si verifica: a volte piú lento, altre volte piú rapido, ma comunque percepito da tutti .

Questi cambiamenti sono importanti. I rapporti, nella coppia, mutano continuamente, a volte con un alternarsi di leadership. I successi o le scadute condizioni fisiche dell'uno si riverberano nell'altra, avvicinando o separando. La capacitá di stare insieme, di mantenere una immagine positiva di Sé, richiede sforzi ed aggiustamenti continui. Per ognuno, in questa età, si rende necessaria una profonda ristrutturazione del Sè, ossia una messa a fuoco, nel proprio intimo, della propria immagine: sono bilanci esistenziali, necessari anche se non facili.

A volte, e dall'esterno della coppia, questi aggiustamenti non vengono percepiti per l'importanza che hanno. Quando lui sembra affievolirsi nelle sue capacità, o rinunciare al suo ruolo di cacciatore-raccoglitore-produttore economico, emerge la compagna, magari prima timida e discreta, ora con nuova autorevolezza, e capacità di progettazione e di strategia. Oppure, il contrario. Dall'esterno la coppia sembra comunque mantenere il suo ruolo e la sua funzione. Ma in realtà, fra i due, si determinano profondi cambiamenti delle forze in gioco. Spesso, all'interno di ogni coppia, i due si rafforzano, traggono motivo di fiducia e di speranza reciproca, di gratitudine l'uno verso l'altro. E' il risultato di un rapporto dinamico, alimentato da scambi.

Ma, in qualche caso, sembrano sprofondare in una lontananza profonda, con rancori ed invidie. Molto dipende dalla capacità, maturata individualmente, di saper essere autonomi, di non dover recitare un ruolo pre-definito, di saper essere più che di apparire. A volte questi cambiamenti sono anche conseguenti ad immagini professionali: magari l'una raggiunge traguardi importanti, riceve gratifiche, mentre l'altro rimane fuori dalla scena. Oppure, in negativo, vi può essere un accumulo unilaterale di frustrazioni, di acciacchi o malattie. Sono tutti eventi che possono modificare significativamente gli equilibri di reciprocitá nel corso della vita di coppia. E' importante saper distinguere la vita interna da quella che appare. Per mantenere la coppia ancora efficace e vitale, occorre riempirne la vita interna e quotidiana di contenuti, di atti significativi, per sè e per l'altro. E' necessario saper comunicare reciprocamente i propri vissuti, farli inter-reagire fra loro. Quando rimangono segregati, e diventano fortemente asimmetrici, allora si possono produrre forti reazioni. A volte di partecipazione complice ed affettuosa, altre di rammarico, ed anche, piú o meno consapevolmente, di invidia. Nella buona e nella cattiva sorte, sforzatevi di guardare con occhi appropriati, senza abbagli, nè ombre che mascherino. Sappiate riconoscere desideri intimi, individuali, propri e del compagno, sforzandovi di dare risposte, di dare seguito.

Nell'esplorare l'eta' di mezzo dell'uomo vi è ancora un aspetto importante. Sostanzialmente ci rivolgiamo e ci riferiamo alla donna nella sua svolta innescata dalla menopausa. Ma, esiste qualcosa di equivalente per l'uomo? Esiste l'andropausa? E, se esiste, come si riflette sulla vostra svolta?

Il termine, per assimilazione, dovrebbe indicare proprio la svolta declinata al maschile. In realtá, per l'uomo, non vi é una perdita di feconditá, o un esaurimento degli spermatozoi, né tantomeno la comparsa di disturbi vasomotori, o di un chiaro malessere esistenziale, né dosaggi ormonali che indichino una drastica riduzione di testosterone. Manca una demarcazione netta fra un prima ed un dopo. In tal senso manca nell'uomo uno specifico equivalente della menopausa. Forse, secondo autorevoli interpreti, questo equivalente potrebbe rintracciarsi meglio con il momento del pensionamento, ossia con il momento in cui l'uomo viene a sentirsi meno produttivo, meno utile nel contesto sociale.

In genere con andropausa ci si riferisce sopratutto ad una caduta delle capacità sessuali, o, più comunemente, ad una ridotta capacità di erezione, di penetrazione e di orgasmo. Menopausa é un termine molto ampio, che racchiude diversi concetti: la cessazione delle mestruazioni, la fine del periodo fertile, una etá di mezzo. Concetti che si riflettono anche sulla sessualitá, ma che non si identificano esclusivamente con essa. Un medico, ad esempio, può usare il termine menopausa senza implicare la riduzione di una carica o di una capacitá sessuale. In menopausa é sopratutto la nostra cultura che ha reso implicito il venir meno di una certa sessualitá: allo stesso modo di come vengono censurate e rimosse le componenti sessuali nel concetto di bambina o di vecchia. In andropausa il significato invece appare piú diretto, quasi esplicitamente rivolto alla ridotta capacitá sessuale, al venir meno della propria fisicitá sessuale. Secondo l'etimologia, verrebbe addirittura a privare l'uomo della possibilitá di definirsi tale (andros = uomo).

Ancora più allusivo la cosidetta menopausa maschile. Non si può dire che entrambi questi termini siano proprio equivalenti a ció che menopausa significa per la donna. Certo, ne condividono, e ne rinforzano specificamente, il significato di ridotta capacità sessuale, ma non ne esprimono compiutamente il senso, la frustrazione esistenziale.

E tuttavia, questi termini, sia pur impropri nel significato letterale, sono concettualmente chiari: vogliono indicare le défaillances sessuali come possibili caratteristiche dell'uomo di mezza etá. Generalmente dopo i 45 anni. Considerando che spesso l'uomo ha un'etá maggiore della propria compagna, é frequente che, quando lei giunge alla menopausa, il declino della potenzialitá erettile dell'uomo sia giá comparso da tempo. E questo ci introduce in un aspetto molto particolare, concernente i rapporti sessuali.

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La sessualitá della coppia di mezza etá.

Cercheremo di mantenerci su concetti molto generali, e di rifarci largamente ad una delle voci piú autorevoli in questo settore, la Prof. Jole Baldaro Verde, ai cui testi fondamentali rinviamo (Donna Maschere e Ombre 1987 e Lo Spazio dell'Illusione, 1990). Cercheremo solo di trasmettere alcuni orientamenti che ci sembra possano aiutare nel compiere la vostra svolta, e nel farla accettare al meglio a chi vi stá accanto.

Alcuni concetti di base: nelle donne gli estrogeni governano quasi tutti i distretti genitali, mantenendone la funzione e la irrorazione sanguigna, ossia il trofismo. I desideri, le pulsioni sono invece conseguenza sopratutto degli ormoni androgeni, e della propria capacità emotiva di avvertirne i segnali. Nell'uomo la funzione del testosterone é molto meno chiara. Da un canto si é visto che anche soggetti con normali livelli di testosterone possono presentare impotenza sessuale. Dall'altro, uomini con ridotti livelli di quest'ormone, possono svolgere una normale attività sessuale. Negli uomini oltre l'età di mezzo la produzione di testosterone puó continuare anche senza grosse variazioni: le capacità sessuali ed il rendimento dipendono spesso piú dalla continuità di esercizio che non dai livelli ormonali. Coloro che, da giovani, hanno avuto una maggiore frequenza di rapporti, potrebbero, da anziani, essere quelli capaci di prestazioni più attive, se non intervengono specifici cambiamenti. Sembrerebbe che, anche in questo settore, l'allenamento possa fare molto! Parafrasando uno slogan: far spesso l'amore fá bene all'amore.

Finora abbiamo parlato di capacità erettile, di penetrazione, e prima ancora, parlando della donna, di secchezza vaginale: ossia degli aspetti meccanici, o, per cosí dire, idraulici della sessualitá. Ovviamente sono aspetti importanti, spesso determinanti. Le possibili disfunzioni, in questo contesto, sono tantissime, e non vorrei entrarci nel dettaglio. Ma, sbaglierebbe chi identificasse la ridotta capacità sessuale solo con lo scadimento di questi caratteri endocrino-fisici. La fisiologia dell'uomo appare sicuramente più delicata, per il richiedere un atteggiamento più attivo di quanto non sia indispensabile per la donna. Le funzioni che consentono all'uomo di fare l'amore non richiedono solo adeguati livelli di ormoni, che di per sé possono essere prodotti anche in etá avanzata, ma anche e sopratutto adeguate condizioni emotive. Un presupposto, che spesso rende gli uomini molto piú vulnerabili. Ma, analogamente a quanto detto sopra per le ridotte capacitá genitali, si sbaglierebbe a considerare esaurita la sessualità, o irrimediabilmente compromessa, in presenza delle difficoltá cui prima si accennava.

Crediamo possa essere utile rivisitare i concetti che hanno dominato la nostra formazione culturale: nella tradizione la sessualità femminile è stata confinata al diventare madre. Come fá notare Jole Baldaro Verde, il vocabolario di Psicologia del Galimberti, ancora nel 1992, definisce la sessualità come "...complesso di caratteri fisici, funzionali, psichici e culturali atti alla perpetuazione della specie...". Ossia tale da riconoscere come fine principale la procreazione. Ovviamente, gli esempi, nel mondo animale, sono quasi tutti concordi: il richiamo al rapporto sessuale, da parte delle femmine, si verifica solo nei periodi fecondi. In realtà vi sono delle eccezioni importanti, che possono consentire di riconoscere anche in questo mondo biologico il ruolo del piacere in quanto tale: per esempio le femmine di alcune scimmie (macaco sylvanus) si accoppiano a turno con tutti i maschi, indipendentemente dal giorno mestruale in cui si trovano (......). Quasi che queste scimmiette cerchino il piacere indipendentemente da qualsiasi finalità riproduttiva.

Nella tradizione la sessualità della donna è stata vista come obbediente, direi dedicata, alle necessità di specie, mentre si e' tralasciato quella specificamente maschile, assai meno finalizzata biologicamente.

Sicuramente oggi siamo testimoni di una rivoluzione nei rapporti fra uomo e donna. Il ruolo di cacciatore non piú esclusivo, non piú declinato solo al maschile. La donna non più confinata nel ruolo di preda, ma ella stessa potenziale cacciatrice: films, televisione, rotocalchi, quelli che la Baldaro Verde considera i veri modelli e strumenti di educazione sessuale, inviano immagini esplicite dei cambiamenti oramai determinatisi nei rispettivi ruoli.

Come ogni rivoluzione, anche questa comporta vincitori e vinti. Ma i bilanci, nelle guerre, non sono sempre univoci come sembrerebbe. Anche i vincitori perdono qualcosa, anche loro pagano lo scotto del conflitto, con i propri feriti ed i propri morti. A ben vedere, a questa regola non si sottrae neanche la rivoluzione femminile: anche questa "...può produrre danni non piccoli: donne che - inizialmente - avevano goduto di esperienze emozionanti e di rapporti sessuali molto soddisfacenti..." dopo lunga convivenza possono ritrovarsi, quando i ruoli dovessero cambiare drasticamente, con le ceneri fredde di un desiderio che rimane sospeso, quasi spento, ma ancora abbastanza vivo per dare l'amarezza della delusione.

Questo rimescolamento di ruoli sancìti da una storia millenaria, viene oggi a verificarsi con scenari molto variegati nelle famiglie di mezza età. Una età peculiare, almeno sul piano sessuale, perchè coincidente con la perdita della potenzialità riproduttiva. Ossia privata di quella che era sembrata l'unica giustificazione biologica alla sessualitá. Una etá che, proprio per questo essere scorporata da finalitá riproduttive faceva definire come vecchie le coppie di cinquantenni, e come tali semplicemente private di pulsioni sessuali. Oggi che l'età biologica assume connotati diversi, con un minor grado di deterioramento fisico, e che si è proceduto ad una migliore conoscenza di quanto si agita in noi, sappiamo che le pulsioni sessuali continuano, e che i desideri non si esauriscono mai. Anche quando poco attuabili, o censurati e mascherati, comunque permangono, fino alla fine. Desiderio di essere attivi come prima, di provare gli impulsi di un tempo, di avere reazioni genitali adeguate, di sentirsi soddisfatti (ossia di raggiungere il piacere dell'orgasmo). Desiderio anche di soddisfare il/la proprio/a compagno/a. Desiderio di riprovare il piacere, di riavvertirlo.

Oggi questo riconoscimento ed accettazione dei desideri e delle pulsioni sessuali si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda il ruolo della donna e dell'uomo nella società e nella coppia. Nel vissuto femminile compaiono tendenze diverse: da un canto la reminiscenza della vecchia distribuzione di ruoli e di potere, tutta rivolta verso l'uomo, dall'altro la percezione di una posizione nuova, la proposta di ruoli diversi, prima inesplorabili. É l'impatto di una cultura che cambia, che viene a sancìre il diritto della donna all'autonomia, all'intrapendenza; che la rende, o la fá apparire, piú forte. Con queste contraddizioni, con queste spinte verso direzioni diverse, le donne si affacciano al dopo menopausa avendo accanto a sé uomini meno efficenti, meno virili, forse meno androgenici.

Ovviamente non possono mancare ripercussioni nel mondo maschile: uomini che, cresciuti nel mito della loro prestanza genitale, si scoprono improvvisamente quasi minacciati dal nuovo potere femminile, con donne che gradualmente rifiutano di essere soltanto madri, dichiarando (o rivendicando) il proprio desiderio (o il diritto) di essere compagna con pari diritti e doveri. In questi nuovi equilibri uomini già più vulnerabili per età, finiscono con il sentirsi bloccati, quasi preda della propria compagna, diventata, o anche solo vissuta come potenziale cacciatrice. Nell'uomo si può affacciare così, più forte e minaccioso, il fantasma di castrazione e di morte.

Ecco allora che si producono nuove esigenze: come conservare adeguate condizioni emotive, e come dare espressione alle proprie pulsioni, sia pur ridotte. Anzi, come valorizzarle, come viverle ancora con gioia? Come cercare il piacere, come finalizzarlo ad una migliore qualità di vita, di relazione, di convivenza all'interno della coppia?

Dagli studi abbiamo una serie di atteggiamenti riconoscibili. Fra le donne Alberoni parla di scatenate, di frigide, di represse e di donne, per fortuna, normali (...). Fra gli uomini, oltre ai normali, si parla di annoiati, di sempre-pronti, di impotenti. Ognuno di questi stereotipi avrà comportamenti conseguenti nelle coppie: spesso una ricerca di unione e di rafforzamento, altre volte l'ufficializzazione di una fase quiescente, di una rinuncia definitiva, in qualche caso unilaterale e con una sessualità sublimata, incanalata in altre direzioni. Per qualcuno/a la ricerca di altri compagni, con o senza separazione. Per altre ancora una ricerca esasperata di pulsioni provate da giovani.

Spesso l'uomo riferisce una caduta del desiderio per la propria compagna: secondo Umberto Piscicelli (Sessuologia 1993), ciò che, nell'uomo, di solito maggiormente contribuisce alla perdita dell'interesse per il rapporto è la monotonìa di certe relazioni sessuali, e, forse, una eccessiva familiarità con la compagna. A suo parere, come se, nel desiderio sessuale del maschio, riemergessero reminiscenze antiche, quasi il bisogno e la ricerca di compagne diverse, continuamente disponibili. Come se il piacere abbisognasse di esperienze sopratutto nuove e diverse.

Forse però non è un qualcosa che riguarda solo gli uomini: superate le remore della morale ed i tabù della tradizione, anche per le donne la ricerca del nuovo, del diverso, della conquista, può far ritrovare eccitazioni più intense, e rinnovata appropriazione del piacere. Noia, ripetitivitá, abitudine, possono produrre condizioni non-adeguate in tutti e due i componenti della coppia.

Ma, molti di questi stati d'animo, molta parte della esigenza di esperienze nuove e diverse, possono anche derivare non tanto dal desiderio di novità, bensì dall'esigenza di rimuovere esperienze vissute o divenute sempre più frustranti, nelle quali, con il passare degli anni, ci si senta incompresi, svalutati, ridicolizzati.

Sappiamo che l'uomo è il soggetto più vulnerabile quando vengano meno le adeguate condizioni emotive neccessarie per esprimere al meglio le proprie capacità di sessualità genitale. Adeguatezza ha, in questo caso, significati diversi. Può significare sentirsi fiducioso in sé stesso, e nelle proprie capacità fisiche, nella capacità di evocare emozioni, di dare piacere, di sentirsi desiderati ed accolti. Da queste deriveranno poi il coraggio di essere ancora curiosi, di effettuare scambi con la propria compagna, di cercare il piacere.

In realtà, sia pure in forma meno eclatante e dipendente ciò è vero anche per la donna. Un desiderio, per questa, tanto più forte quanto maggiore diventa, a cinquant'anni, il bisogno di recuperare una certezza di capacitá seduttiva, di femminilità desiderata. E questa delusione, se tale diventa, quando è vissuta con un compagno di solito meno giovane, e meno efficiente, può diventare rimpianto e rivendicazione.

Sarà importante, nella coppia, che ciascuno cerchi di preservare un'atmosfera calda, esplicitando i sentimenti di com-piacimento, e di allegria, per tutto ciò che l'uno può e vuol dare all'altro. Restando entrambi rispettosi delle esigenze altrui, evitando prevaricazioni, e, sopratutto, evitando di attribuire al/alla compagno/a quei difetti, quelle caratteristiche che si teme di vedere in sé stessi. Ed occorrerà saper rifuggire da quei ruoli che sembrano continuamente riproposti dai mass media: di persone sempre-giovani, quasi inossidabili. Ma, sopratutto, sarà importante sapersi arricchire, rinnovare, spaziando nella fantasia e nella ricerca di sensazioni profonde, che sappiano superare la consuetudine. Non è facile.

Quando ciò non riesca, la tentazione di rifugiarsi in rapporti nuovi e diversi diventa assai forte. Questi infatti possono essere esaltanti, capaci di mobilizzare entusiasmi ed energie insperate. Nei rapporti con compagne/i diverse/i sembrano riaffacciarsi desideri e pulsioni che sembravano oramai perse. A volte quasi l'impressione di ringiovanire anche nei tratti somatici, nelle espressioni del viso. Uomini e donne sembrano rivitalizzati da una sensazione di onnipotenza. Ma, più che rigenerarsi, a volte è solo un cambiare d'abito, o come ricoprirsi con una nuova vernice. E quegli elementi di novità e di luccichìo spesso durano solo nelle prime fasi. Poi, superati i momenti iniziali (giorni, o mesi o anni), riaffiorano i problemi di prima, ove rimasti ancora inesplorati o irrisolti. Per qualche coppia, dopo gli anni della separazione, avviene il ritorno, il rimettersi insieme. Oppure un cammino che procede in solitudine, con tanto rimpianto.

A guardar bene, quello che forse appare importante da cogliere, è proprio quel potenziale propulsivo che si libera e si rende evidente nelle esperienze esterne: sia pure di breve durata, riescono addirittura a meravigliare e sorprendere per la capacitá di accendere entusiasmi, anche quando tutta l'energia vitale sembrava oramai essersi esaurita. Forse, se si fosse sempre abbastanza convinti di queste proprie e specifiche riserve di vitalitá, si potrebbe ancora osare di più nella coppia, impegnarsi più a fondo, vedersi con occhi più fiduciosi, prima ancora di rompere il sodalizio esistente.

La nuova cultura riconosce alle donne diritti a lungo ignorati, ne legittima le rivendicazioni, le ritrova più esperte nel riconoscersi, nel valutarsi. Nella maggior parte dei casi ció consente una nuova distribuzione di ruoli, una nuova armonía. Sono coppie tranquille, quasi autosufficienti, capaci di scambio con l'esterno, ma sopratutto ricche, all'interno, di capacità di rapporti: sessuali, affettuosi, di stima. Non è sempre così. Altre volte, e sopratutto nella coppia di mezza etá, quando la tensione emotiva non trova modo di svilupparsi nelle direzioni adeguate, questa rivoluzione, anzicché aiutare a risolvere i conflitti, sembra riaccendere rancori, senza prospettare soluzioni percorribili. Sono i casi nei quali l'affermazione delle nuove idee sembra esigere i costi piú elevati. Quelle stesse donne, prima desiderose di affermarsi sul compagno, visto e considerato egoista e sopraffattore, continuano poi a vivere il proprio conflitto, questa volta fra realizzazioni ottenute e potenzialità inespresse, e, sviluppano, come unica via d'uscita, sindromi psicosomatiche (Baldaro Verde). Sará utile considerare che l'accettazione ed appropriazione di nuovi equilibri richiedono spesso tempi lunghi, e nuovi obiettivi esistenziali, non sempre efficacemente perseguibili senza una collaborazione serena.

Da ciò la necessità di sapere innovare senza dimenticare, evitando di accendersi per fuochi emotivi improvvisi e di breve durata. Ma, per far ciò, occorrerà saper proporre condizioni migliori per realizzare una convivenza più giusta, e per riuscire ad evitare quello stato di guerra e conflitti permanenti. Uomini e donne rappresentiamo oggi il risultato di una storia millenaria: gli uni a lungo favoriti, le altre discriminate, ma entrambi il prodotto di qualcosa che ci ha sovrastato. La strada delle rivendicazioni dure e violente, degli uni sulle altre, o viceversa, la logica del potere, la dinamica della sopraffazione o dell'affermazione assoluta ed isolata del Sé, anche se può offrire sensazioni importanti, sono strade che portano inevitabilmente alla guerra continua, comunque all'annientamento di una parte di noi.

D'altro canto, in qualche coppia, sono proprio i sentimenti più negativi, rabbia, risentimento, insoddisfazioni che tendono a prevalere, quasi loro malgrado. Non sono sempre il risultato di un improprio comportamento dell'altro/a: a volte indicano solo ciò che vorremmo e non sappiamo realizzare, e che, piú o meno consapevolmente, chiediamo agli altri prima che a noi stessi. Paure, memorie antiche, sollecitazioni confuse verso l'avanti, ci agitano in equilibri a volte precari.

La menopausa, l'andropausa, o semplicemente il superare la prima metá della vita, sono tutti momenti di crisi che, tuttavia, non hanno solo aspetti negativi: possono ancora darci la spinta a far meglio, a muoverci piú in sintonia con le nostre necessitá. In tal senso possono spesso aiutarci ad imparare, a muoverci in modo più adeguato, più consono alle nostre necessità. Se quello che si cerca, in questa fase di vita, è la propria armonia, fatta di scambi, o il sentirsi adeguate, allora la convivenza appare uno degli strumenti più importanti per affermare il Sé contro l'indifferenza quasi cosmica della Natura. Ma, in questa direzione, occorre saper tracciare nuove strade. "...Dobbiamo cercare e lasciare aperta la porta che conduce allo spazio dell'illusione, imparare ad accettare l'altro così com'è, senza cercare di cambiarlo, per farlo diventare come lo vorremmo,..." senza sopraffarlo."...arricchendo il rapporto di allegria, di sogni e fantasia..." ricordando che l'orgasmo memorabile, può anche non essere la cosa più importante. E può anche non richiedere soltanto una appropriata stimolazione della zona genitale, ma qualcosa di molto più ricco e sofisticato. Forse diventa importante sapersi reciprocamente guardare con maggiore indulgenza, con una certa complicità, sapendo essere forti per la propria capacità, disponibili a vedere l'altro con benevolenza, discutendo, trovando spazi e tempi adeguati, provando ad imparare di nuovo a giocare, allentando l'ansia delle attese.

Di fronte alle loro defaillances molti uomini appaiono disorientati: sono ancora poco abituati ad una cultura della prevenzione, sopratutto negli organi genitali e sessuali. Spesso, quindi, vi troverete accanto compagni trascurati, impauriti, incapaci di parlarvi dei loro problemi, di progettare una adeguata strategia sanitaria, preventiva, diagnostica o curativa. É possibile che, riuscendo a prendervi cura di voi, insegniate qualcosa anche a loro: la necessitá della visita rettale per sentire la prostata, l'opportunitá di un controllo ecografico per misurarne meglio le dimensioni e l'aspetto, la necessitá di alcuni esami del sangue.

Ma, sopratutto, conoscendo questi problemi maschili, sará piú facile sentirsi accumunati, iniziare dei dialoghi sui sintomi, sulle possibili disfunzioni. Per capirsi meglio, per aiutarsi insieme, senza rincorrere fantasmi o vivere come se nulla ci capitasse intorno.

In altre età la ricerca del piacere avrà contribuito a stabilire relazioni qualitativamente migliori, forse più idonee ad assicurare stabilità alla coppia. Ora, giunti all'età di mezzo, quando alcune capacità fisiche sembrano ridursi, è proprio questo il momento di porre l'accento, con forza, non tanto sulle performances, bensì sulla qualità della relazione nel suo insieme, focalizzandosi sulle singole persone, su quello che possono dare, su come si possono ancora effettuare degli scambi (Featherstone & Hepworth 1987). Proprio sul terreno sessuale, negli anni di mezzo, ciascuno dei componenti della coppia comincia un pò ad assomigliare all'altro: gli uomini tendono a diventare meno ruvidi, più comprensivi, più addolciti, mentre le donne più convinte, più intraprendenti. Questo può consentire, e ciascuno conservando il proprio ruolo, di capire meglio, di arricchirsi reciprocamente, per una sessualità anche diversa. Orientata più sulla espressività e recezione delle sensazioni sessuali che non esclusivamente sulla fisicità genitale. Riscoprendo, ed esaltando, il ruolo della sensualità, ossia della capacità di attivare i sensi, per migliorare ed affinare le percezioni. Quasi un modo più sofisticato di piacersi reciprocamente, eventualmente più adeguato alle proprie ridotte possibilità. Alla irruenza dei vent'anni far seguire ora la raffinatezza del sentire, e non solo genitale. Sarà importante sapere dare spazio alle emozioni sessuali: quelle che precedono, che preparano la comunicazione e lo scambio sessuale. Sapersi emozionare, saper provare quell'accelerazione del battito cardiaco, assumere spontaneamente quei tratti espressivi, quella lucentezza degli occhi, quel sorriso dolce, quella specifica predisposizione corporea. Emozione come cosa diversa dall'eccitamento, che verrà dopo, durante. Sensualità ed emotività, le due condizioni da perseguire, da coltivare.

Una parte dei desideri sessuali puó prescindere dall'orgasmo vero e proprio. Anche senza quel piacere memorabile e tumultuoso, puó ancora esservi spazio per altri rapporti, intimi e sessuali, con una comunicazione attesa, cercata, dolce, delicata, e tuttavia ancora capace di unire, di far sentire il senso dello stare insieme, del restare complici al di là degli eventi che riducono impulsi e capacità fisiche. Carezze, profumi, sguardi, frasi, modi di abbracciarsi e stare vicini, sono tutte modalità ancora esplorabili di una sessualità condivisibile. Che sappia alternarsi a quella genitale, senza escluderla, ma anche senza dipenderne in modo esclusivo.

Questo richiede una capacità di scoperta e di sperimentazione. Ancora una volta imparare a scoprire il desiderio di volare. Non è sempre facile. Occorrerà sapersi dedicare tempo, sapersi ritagliare momenti e spazi di intimità, come coppia, sfuggendo alle tante consuetudini: la televisione, le serate affollate da amici e da figli o nipoti, il lavoro. Per scoprire giochi sensuali, di tenerezza e d'amore, di carezze, di odori, di modo di sorridere e di guardare, di ascoltare, di linguaggio sussurrato più che gridato, di compiacimento, di emozioni da far emergere ancor prima di stare insieme, prima di agire la propria fisicità genitale. E' importante sapersi rieducare: il linguaggio, la comunicazione sessuale è quella più intima che possa esistere. Quella che più di ogni altra ci porta l'uno vicino all'altra. Per saperla agìre, per saper dialogare, occorre dedicarvi tempo, creare le occasioni, predisporre gli animi, imparare a sentirsi dolcemente rilasciati, l'uno con l'altra, quasi immergendosi nella leggerezza delle percezioni, nella dolcezza delle atmosfere, nella serenità del sentirsi se stessi, senza infingimenti. In una ricerca più ampia, che preveda anche questa del piacere delicato, tenue, quasi sublimato, senza sopraffazioni, senza scontri furibondi.

Molte donne, come gli uomini, lamentano una caduta della loro libido, ossia dei loro desideri di sessualità. A volte chiedono farmaci che sappiano restituire le sensazioni di un tempo. Qualcuna, dopo aver iniziato queste terapie, solitamente a base di androgeni, le interrompe assai presto, quasi amplificando il fastidio di possibili effetti collaterali, o più semplicemente rifuggendo, in modo a volte inconsapevole, dalla direzione intrapresa.

Altre, una piccola minoranza, come ha rilevato Alberoni, sembra avere quasi un eccesso di desideri sessuali : sono le cosidette scatenate. Sicuramente giuocano un ruolo importante molti fattori ormonali, specifici di ciascuna o derivati dalla terapia seguita. Ma, non è soltanto questione di abito endocrino. Spesso è più rilevante il vissuto, il senso delle prime relazioni, con la madre o con i primi compagni. E, spesso, piú che di donne scatenate si tratta di periodi scatenati, trasgressivi, quasi la voglia disperata di rompere con il passato, di riacquisire, sia pure con eccessi, la propria vitalitá. A volte, quasi all'improvviso, si ha l'impressione che non vi sia più tempo: la domanda "Cosa c'è dietro l'angolo?" diventa angosciante. Ecco allora, per le meno strutturate, emergere un nuovo bisogno: quello dell'eterna giovinezza. Il poeta cantava carpe diem: affrettati a vivere, a cogliere tutto il possibile. Ed alcune, ritengono di dover inseguire questo mito ponendosi nelle migliori condizioni per stabilire nuovi rapporti, possibilmente con compagni più giovani. In questi casi si ha quasi l'impressione che diventino altre persone, altre donne: il realtà, a volte, si ha l'impressione che il desiderio di essere, e di restare, inattaccabile dall'età, diventi impellente, con i caratteri infantili del bisogno, quasi esistenziale, di essere amate, di essere viste come se nulla fosse cambiato. Non utilità di porsi all'ascolto di Sé, o della necessaria ed inevitabile ristrutturazione, ma la corsa a nascondersi, a rifugiarsi nella illusione di poter arrestare il passare del tempo. A volte questi periodi scatenati riescono comunque utili, quando dànno modo di riorganizzarsi, di non sentirsi con l'acqua alla gola. ...Poi, col tempo, viene l'altra stagione, e diventa dolce tuffarsi nel mondo dell'illusione, per ritrovare le maree dell'emotività... . da trasferire ed agìre nel mondo reale, nel proprio ambiente di vita e di affetti. Ma, di solito, più che prendere tempo, è solo un rinviare ancora scelte ineluttabili, un ostinarsi a non voler vedere la realtà che si stà determinando. E quando non si riesce a prepararsi, ad adeguarsi, ed a riconoscersi, allora si entra in un vero e proprio stato di bisogno, da cui possono trarre origine le contraddizioni più evidenti, e quelle più crudeli.

Quanto sarebbe bello se ognuna potesse, in questa fase, rivedersi nel suo continuum! Per riappropiarsi anche delle proprie pulsioni, per riconoscerle per come sono, e non soltanto per quelle che si vorrebbe che fossero. Quanto più utile se ogni donna riuscisse coltivarle sul terreno dell'emotività, facendole crescere, facendole essere ancora, o diventare, energia costruttiva e non solo un modo di rompere con il passato.

Non é cosa da poco, non ne siamo tutti capaci. Spesso non si è ancora abbastanza sicuri e pacificati con sè stessi, con i propri limiti. E, sopratutto, non sempre si è sufficientemente consapevoli di queste nuove, ampie, forse largamente inesplorate capacitá. Potenzialità che ancora sono dentro di noi, e che possono essere valorizzate, per meglio trovarci a convivere con l'altra/o. Ma credo sia davvero importante avere la certezza che vi possono ancora essere nuove prospettive, nuove modalità, nuove forme di consapevolezza, che potranno sostenerci, potranno ancora fiorire dentro di noi, nella coppia.

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La capacità di volersi bene

Finora abbiamo spesso parlato dell'impegno a volersi piú bene. Molte pazienti, quando lo sentono dire, nel corso delle visite, mostrano reazioni chiare, come di chi riconosce un linguaggio diretto, niente affatto stereotipáto. Alcune si commuovono, come se, improvvisamente, si sentissero riconosciute nelle loro necessità. Ma, subito dopo, vediamo subentrare lo sgomento: come si fá a volersi piú bene?

Uno psicologo saprebbe essere piú adeguato di noi, ma cercheremo per lo meno di essere semplici. Ognuno di noi non é un monolite, un pezzo unico: tutto aggressivo, o tutto dolce, tutto razionale o passionale. Siamo in realtà un insieme di persone, o meglio di personalità: in ognuno di noi é presente la componente infantile, quella caratterizzata sopratutto da bisogni impellenti, o la componente adulta, ossia con desideri, molto meno urgenti dei bisogni, piú realistici, piú realizzabili. Negli uomini vi sará, piú o meno in ombra, la componente femminile, come nelle donne vi sará quella maschile. In ognuno rimane la traccia della propria madre, e del proprio padre: genitori autorevoli o autoritari, comprensivi o tiranni, dolci o severi. E, ognuno di noi avrá privilegiato la componente che gli é sembrata la piú accettabile o presentabile: alcuni la parte piú razionale, altri quella infantile. Ad espressione del primo tipo la figura del manager, freddo, produttivo, impegnato fino allo spasimo e, spesso, con tanta solitudine e bisogno disperato di affetto; ad indicazione del secondo i tanti Peter Pan, che continuano a sognare, cercando di non svegliarsi mai.

Tutte queste componenti agiscono in noi producendo, in un alternarsi di stati d'animo, il nostro equilibrio. Quello che, poi, riusciamo a vedere é solo il risultato dei giochi di forza che ognuna delle nostre piccole parti avrá esercitato dentro di noi, spesso con conflitti, con il prevalere di una sull'altra, con rovesciamenti dei fronti, con alternarsi dei propri stati d'animo. Volersi bene puó già consistere nel saper riconoscere queste diverse componenti, farle affiorare a livello della consapevolezza. Saperle vedere tutte insieme, farle dialogare. Farle agire: aiutarle a crescere se infantili, ed a utilizzarle in forma costruttiva, non solo rimproverante, se abbastanza adulte. Aiutarsi a diventare adulta, capace di concedersi delle cose, di gratificarsi. Può anche significare provare a liberarsi dall'imprinting (ossia la prima impronta) ricevuto nell'infanzia, (ri)acquisire tutte le proprie potenzialità, accettando le diverse componenti di Sè, e valorizzandole. Non sempre tutto ciò è completamente possibile: ma spesso, quando si acquisisce maggiore consapevolezza, si riesce comunque a recuperare una maggiore libertà, capacità di agire, un modo migliore di vivere più in pace con se stessi e quindi con gli altri. Un pò come nell'apprendere una lingua straniera: anche piccole acquisizioni possono consentire espressioni più disinvolte, aumentando lo spessore dei dialoghi, ampliando le capacità di scelta, migliorando la qualità di vita.

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Il Futuro Prevedibile

A grosse linee crediamo che questo sia lo scenario, le parti che uomini e donne si trovano a rappresentare in questa fase di mezzo della loro vita. Guardiamo ora le possibili evoluzioni: la menopausa, è solo l'inizio di un lungo periodo. Quale il copione delle puntate successive?

E' difficile generalizzare: ogni coppia, come ogni persona, ha la sua specifica individualità. Forse però ci si può aiutare proponendo delle ipotesi, in cui comunque, con grossa approssimazione, raggruppare condizioni diverse.

Nei momenti di crisi, e nelle persone che si sentono piú vulnerabili, appare in tutta la sua evidenza il bisogno di sicurezza, con gli antitetici desideri di simbiosi e di libertá. Per alcuni, dopo la lunga stagione, o l'utopìa, della fusione (d'amore, di famiglia, di lavoro) con l'altro, puó venire la ricerca piú pressante del Sé. E con essa l'esigenza di maggiore individualitá. Questo impulso, quando forte, puó portare, sostanzialmente, a due cammini diversi: quello della separatezza, un filo in comune che unisce e rafforza entità riconosciute come diverse, senza che l'una si annulli nell'altro, facendo riferimento sulla sinergia e sul rispetto; e quello della separazione, dell'allontanamento l'uno dall'altro.

Se la coppia é psicologicamente cresciuta insieme, se entrambi sono diventati emotivamente adulti, ossia capaci di autonomia e di scambio, sapranno essere amici e compagni, sapranno capirsi ed aiutarsi nel momento della, o delle, svolta/e. Essere emotivamente adulti significa saper contare su sé stessi, saper vivere anche facendo a meno della sicurezza totale. In questa coppia emotivamente adulta, ognuno saprá aiutare l'altro a prendersi migliore cura di Sé. A ristrutturarsi. L'uomo saprá apprezzare gli sforzi della propria compagna a curare il proprio fisico, saprá esserle accanto ed incoraggiarla, essendone lui stesso contento. Spesso saprá anche imitarne gli sforzi produttivi, i comportamenti propositivi. La coppia sará pervasa da complicitá e da sinergia. Insieme sapranno far percepire le nuove e comuni esigenze ai figli, sapranno coinvolgere amici e conoscenti. Il cammino prosegue spedito, malgrado sia in salita.

Ma non sempre cambiare questi equilibri, dedicarsi di piú a sé stesse, gratificarsi, rimettersi in primo piano, avviene senza creare resistenze o, addirittura, qualche ostilitá conseguente. Ció capita sopratutto quando, malgrado gli anni, la coppia rimane sostanzialmente costituita da due persone ancora non del tutto adulte, ancora non liberatesi dal bisogno di avere qualcun altro cui appoggiarsi o con cui litigare. Per un bisogno estremo ed una ricerca prioritaria di sicurezza assoluta, peraltro impossibile. In questi casi, la svolta di uno dei due, puó anche assumere, i connotati di una rivolta: un pó come nell'adolescenza. Anche allora é stata, piú o meno consapevolmente, un prendere consapevolezza di Sé, un misurarsi con gli altri, nella ricerca disperata di autonomia. Qualche volta si è ecceduto nel prendere le distanze, nell'allontanarsi; altre volte sono stati gli altri a reagire negativamente, quasi offesi, dalla ricerca ed acquisizione delle proprie potenzialità. Lo stesso può capitare anche adesso, in menopausa, quando la crescita non è stata completa o consensuale.

A volte è solo uno dei membri della coppia a percepire la necessità di uno stacco profondo. Ma, a differenza di quanto verificatosi nell'adolescenza, nel caso della donna di mezza età, l'autoritá da cui distaccarsi non sono i genitori, ma puó essere la famiglia nel suo insieme. Non solo il marito, ma anche i figli, gli amici di coppia, i parenti. Un pó tutto l'establishement: con le sue regole e ruoli, non scritti, ma non per questo meno forti. Altre volte sarà il compagno a reagire con un eccesso di paura, per vedere in pericolo il suo ruolo, fino a quel momento rimasto quasi indiscusso. E' un momento di crisi che nasce dal profondo, e che non sempre si lascia riconoscere nelle componenti più vere. Spesso motivi futili, elementi apparentemente superficiali, l'apparire meno gentile o rigido, fanno credere che si possa trattare soltanto di buona o cattiva volontà. Non è proprio così. Il più delle volte vi sono disagi profondi.

Di solito la svolta non avviene solo per la menopausa, né rappresenta un evento improvviso. Generalmente, la voglia di cambiare, di privilegiare alcuni valori al posto di altri, di esercitare una libertá, viene da lontano, da un cammino iniziato e proseguito a piccoli passi, con esigenze apparentemente modeste, silenziose, ma non per questo poco avvertite. Spesso, come si e' detto, sono proprio le forze così mobilitate che rendono possibile realizzare la svolta. Ed è ciò che avviene nella maggioranza dei casi. Ma, quando queste esigenze non riescono ad esprimersi in forma compiuta, quando la comunicazione rimane soffocata anzicché esaltata, per difetto di espressività o di chiarezza, o per ridotta capacità di ascolto, quando il nuovo, il diverso (rispetto alle tradizioni, rispetto alle attese, o ai ruoli), non riescono a trovare espressione, allora comincia a crearsi un malcontento che gradualmente cresce e si alimenta, come fuoco sotto le ceneri. In apparenza tutto come prima, ma in realtá un forte senso di malessere: da questo stato d'animo puó essere facile passare, quasi inavvertitamente, al rancore.

La realtá é che nella coppia non adulta, i bisogni prevalgono sui desideri. E sono impellenti, urgenti. Da demandare, come se altri dovessero soddisfarli, e farsene carico: perché altri, e non se stessi, ne sono responsabili. Se si é soli, se non si é (stati) aiutati, non é facile crescere nelle emotivitá, nella capacitá di decifrare, capire.

In queste condizioni, molte di queste donne (o di questi compagni) non-ancora-adulte cominceranno (o continueranno) a lamentarsi del proprio compagno, o entrambi a muoversi rimproveri sempre piú frequenti, a svalutarsi reciprocamente, senza mai sapersi distaccare, senza mai crescere.

Per fortuna non é sempre cosí: qualche volta eventi importanti, proprio come la menopausa, o come il suo approssimarsi, sollecitano, spingono e riescono a produrre un modo nuovo di ristrutturarsi. Da questa necessitá possono scatenarsi energie nuove, capaci di rompere l'inerzia delle abitudini e delle cose scontate. In qualche caso la donna non-ancora-adulta riesce ad affrancarsi, a rendersi autonoma, a produrre una crescita individuale veramente significativa. Quando ció si verifica, puó trascinare tutti nella crescita: marito, figli, amici. É una svolta positiva per tutti.

Ma, a volte, la crisi finisce con l'aumentare il divario fra i due, aggravando il conflitto, rendendolo sempre più definitivo e permanente. Per fortuna non capita a molte, ma é proprio a questa minoranza, piú bisognosa, che vorremmo rivolgerci, in questa come in precedenti occasioni, per dare conforto, per dar loro possibilità di riconoscersi, di aiutarsi. Alla crisi della menopausa, in questi casi più difficili, può far seguito, nell'evoluzione peggiore, la crisi della coppia. A volte ancora piú profonda. Attenzione, anche questa, non sempre necessariamente ed esclusivamente negativa. Spesso non è detta l'ultima parola: ancora una volta dal disagio, e dalla crisi puó emergere una maggiore consapevolezza, la voglia di adeguarsi, di aiutarsi, la voglia di stare insieme. Voglia e capacità, per entrambi, di ristrutturarsi, di darsi nuove regole, nuovi ruoli. La coppia ne puó uscire piú rinsaldata, piú sicura di sé. In altri casi, la crescita produce direzioni nuove, orizzonti diversi, la vita procede intrecciandosi in altre stagioni ed altre esperienze. Sono i casi in cui la coppia si divide, e l'asimmetría diventa distanza profonda.

Di fronte ai danni maggiori, vi sono strategie preventive o rimedi adeguati? Non crediamo si possa rispondere con certezze e con soluzioni univoche. Sarebbe necessario, ogni volta, saper capire, saper vedere lo scenario entro il quale si realizzano i cambiamenti. Occorrerebbe saper stimolare, spronare, coinvolgere, incanalare le energie mobilizzate i nuovi propositi, in soluzioni positive. Preservare la vitalità di coppia. Ma non sempre é possibile, né puó rappresentare l'aspetto prioritario. Alcune separazioni, con tutto il carico di dolore e sofferenze, rappresentano comunque la soluzione piú giusta, alla lunga la meno costosa e meno distruttiva.

A volte le pazienti riferiscono la frustrazione del muoversi senza obiettivi e senza risultati: come se combattessero contro fantasmi o contro mulini al vento. Oppure come se non riuscissero a superare l'inerzia delle consuetudini. Ma, come abbiamo già detto, molte cose non avvengono per caso, non dipendono dall'essere buoni o cattivi, ma da come si riescono a vedere, e, sopratutto, a realizzare le proprie pulsioni, i propri aneliti ad una vita migliore. Se soffocati, spingono al rancore ed alla tristezza. Se agíti senza consapevolezza possono esplicitarsi come qualcosa contro l'altro piú ancora che per sé stesse. La comprensione, la determinazione, possono consentire approcci piú graduali, piú mediati, e garbati. A volte é necessario sapersi fermare, e riflettere. Saper spezzare il quotidiano. Per cercare di capire, di orientarsi di nuovo nella nebbia. Per farne emergere i valori piú profondi e costruttivi, se vi sono. Non tutte ne sono capaci, ed é comprensibile. E non possono sentirsi in colpa per ció che non riescono a vedere e realizzare: ognuna fará quel che le sará possibile. Forse una sola raccomandazione: che ciascuno, uomo o donna, sappia pre-avvertire il senso che può avere il suo vivere ancora insieme. Sappia capire per tempo la responsabilitá dei propri compiti e la necessitá di aspirare al meglio. Sappia valutare l'importanza della crisi, per non trovarsi incredula ed impreparata di fronte ad eventi sfuggiti di mano.

Nelle coppie, non tutti possiamo, uomini e donne, intraprendere questo cammino di rinascita, questa svolta esistenziale, contemporaneamente, negli stessi momenti della nostra vita, o completarli in uno stesso lasso di tempo: qualcuno vi arriverà un pó prima, qualche altro la completerà piú lentamente. Queste differenze rendono necessario, nella coppia, il saper attendere, il saper dare tempo, il saper rispettare i tempi e le necessitá altrui.

Puó anche essere che a cinquant'anni si scopra che si é convissuto per troppo tempo con la persona sbagliata. O che si realizzino tali nuove capacitá individuali da non potere piú restare con lo stesso compagno, o nello stesso ambito familiare. In questi casi separarsi puó anche significare rinascere, ridarsi vita, concedersi di nuovo la possibilitá di provvedere a se stessi.

Ma, attenzione a non scambiare il senso delle cose. Spesso, quando si riesce a raccogliere e portare avanti l'impulso di crescita e di conoscenza, puó capitare di avere una prima, falsa, impressione, in fondo consolatoria: che gli errori siano tutti degli altri. Un pò come l'adolescente che scopre i limiti dei propri genitori senza ancora aver preso coscienza di quelli suoi. Se si é convissuto con qualcuno, é fatale che si sia stati in qualche modo conniventi. Che si siano commessi errori equivalenti, anche se, di segno apparentemente opposto. Relazioni che ricordino il rapporto figlia-padre o madre-figlio hanno tutti un tratto comune, la stessa impossibile ricerca di una sicurezza assoluta. In questo caso, se prima non si percorre il cammino dell'autonomia e della ricostruzione di Sé, la separazione é spesso una strada inutilmente in salita, fatta di nuove scoperte, apparentemente soddisfacenti, ma destinate a rivelarsi assai meno gratificanti e produttive di quanto si ritenesse. Cambiare deve significare modificare qualcosa dentro, prospettarsi in modo diverso con sé stessi prima che con gli altri. Solo in tal modo si possono evitare gli errori precedenti, o semplicemente di ripetere le esperienze da cui ci si vuole distaccare.

Non abbiamo consigli da dare. Ma per le tante vicissitudini che ci passano davanti, per l'osservatorio di cui disponiamo, abbiamo spesso l'impressione di fughe inutili, di separazioni seguite poi da unioni nuove, ma non meno fragili. Allora vorremmo raccomandare prudenza, per verificare di aver utilizzato modi e tempi adeguati per acquisire il coraggio della consapevolezza da condividere, con dolcezza, con continuitá. La vita in comune é un continuo darsi appuntamento, senza la certezza di un orario da rispettare. Arrivare in anticipo é come arrivare in ritardo: comunque fuori dall'accordo. Se ne ha vantaggio solo se si sá aspettare, e se l'altro sá cogliere quella possibilitá di arrivare, sia pure in ritardo.

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I figli

Sono due gli aspetti su cui vorremmo soffermarci: l'atteggiamento dei figli verso la madre che si trova in crisi, e come indirizzare l'energia spesa nel ruolo di madre in forza vitale per se stessa e per la famiglia.

Per ogni figlio la mamma rimane sempre la stessa figura: pilastro fondamentale, rifugio, accoglienza, riferimento totale. Naturalmente ogni madre conosce questo preciso rapporto: ne é protagonista assoluta. Questa consapevolezza impone un ruolo, una capacitá, un saper essere all'altezza.

Molte pazienti riferiscono, come sintomo fra i piú disturbanti, il non saper essere disponibile, il diventare subito irritabile, irascibile. Il perdere la pazienza. Qualche volta ció avviene con figli giá grandicelli, giá forniti di proprie risorse. Ma, a volte, specie in questi anni di maternitá espletate ai confini dei 40 anni, ció avviene anche con bambini ancora molto piccoli.

I dissapori, il nervosismo, la ridotta capacitá di mediare, di accogliere, finiscono con il rovinare molte delle cose costruite insieme. Per molte donne questo rappresenta il segno piú eclatante del periodo critico.

Dal nostro osservatorio di medici questo é un segno ulteriore di quanto sia importante, per ogni donna in menopausa, prendersi cura di sé. Terapie, rimedi, modi di vita, tutto ció che possa contribuire a rendere piú normale questo passaggio, a renderlo meno pesante.

Per molte pazienti riemerge il fantasma della menopausa materna, come di una perdita di controllo di sé. Ricordi sommersi che ritornano lucidi e temibili. Per fortuna oggi non esiste piú quello che un tempo si chiamava l'Inferno delle Donne.

Ma, per molte cinquantenni é proprio il cambiare le proprie abitudini che sembra terrorizzarle. Come dedicare meno tempo ai propri figli? Come allentare l'attenzione, oggi protesa tutta su di loro?

Sappiamo tutti come i figli, bambini o adolescenti, sappiano subito percepire i segnali dei cambiamenti. E come di solito li percepiscano come qualcosa di disturbante. Quasi volessero evitare qualsiasi innovazione.

Accanto alle loro paure, ci sono quelle nostre, di noi genitori. Chi di noi puó essere certo di aver giá dato tutto il possibile ? Di poter assistere alle loro scelte ulteriori senza ansia ? Non è facile.

Ma ognuno di noi, cercando per Sé, deve essere sicuro di lavorare anche per loro, per dare un indirizzo che i figli sapranno poi utilizzare, nel loro momento di bisogno. Far capire che la ricerca di autonomía puó essere uno degli obiettivi piú importanti. Con questa prospettiva, per se stessi e per i figli, occorre saper distaccarsi, con fermezza e possibilmente con dolcezza. In fondo, cercare la propria individualitá, i puntelli per la propria crescita, puó anche avvenire senza scossoni drammatici. Con gradualitá, con metodo, con costanza. Un pó come riprendere gli esercizi di attivitá fisica. Senza aneliti di onnipotenza, senza salti improvvisi, ma fermamente determinati ad ottenere il meglio di Sé, cercando di rispettare non soltanto i limiti del nostro corpo, ma sopratutto il limite del vivere adeguatamente tutti insieme. Nutrirsi di eventi comuni, ma vivendoli nel proprio interno con individualitá, per condividerli dopo, conservando il rispetto dei limiti e delle esigenze degli altri, ma rafforzando il piacere di sentirsi comunque se stessi. Sapendo separare le cose, e gli individui, i figli ed i nipoti, senza pretendere o sentirsi obbligati a pareri unanimi: non delusi da opinioni diverse, e non offesi da un sentire diverso. Protesi sopratutto alla ricerca di un punto d'incontro, che non sia fisso e predeterminato, ma che possa oscillare e spostarsi, seguendo la nostra crescita, ed aiutando la crescita altrui. Saperli accompagnare sempre piú come individui, persone carissime, ma sempre piú autonome, cui continuare ad insegnare, con l'esempio, e con l'allegria, il rispetto delle differenze e delle specifiche esigenze.

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Le amiche

Tutte le relazioni sentimentali, comprese quelle con le amiche, sono mutevoli nel tempo, e riflettono, in qualche modo, le nostre capacità, di momento in momento, di scambiare, di accogliere, di dare agli altri ed a noi stessi. Se ciò è vero per i sentimenti di amicizia più profonda, lo è a maggior ragione per i rapporti piú superficiali, sopratutto di consuetudine, che chiameremmo amichevoli per differenziarli sia dalle amicizie vere e proprie che dalle semplici conoscenze.

In menopausa, come in qualsiasi momento un pó critico, quando si puó vacillare, e si é incerte su come vedersi e considerarsi, le amiche, o le semplici conoscenti, diventano strumenti comunque significative per rispecchiarsi, per confrontarsi, per valutare, attraverso gli altri, o dalle reazioni delle altre, il proprio modo di essere o di apparire. Amiche e conoscenti diventano il proscenio su cui rappresentarsi. A volte con spontaneitá, a volte con le maschere indossate più o meno occasionalmente.

Ognuno si circonda delle persone più congeniali, in un dato tempo. Le amiche, in tal senso, sono quindi il riflesso di ciò che, più o meno consapevolmente, si desidera avere vicino. Le persone introspettivamente piú ricche e strutturate, o psicologicamente piú adulte, avranno amiche con cui parlare dei propri percorsi intimi e profondi, dei loro dubbi piú veri; quelle più superficiali, o ancora nella ricerca iniziale del Sé, si accompagneranno ad amiche e conoscenti esperte sopratutto nei modi di apparire.

Ovviamente anche l'evento menopausale viene ad incidere, a sovrapporsi su questi rapporti. La particolaritá é che la menopausa non si verifica con precisione estrema: per qualcuna a 46 anni, per qualche altra dieci anni dopo. Non é uno spartiacque preciso. E, per ciascuna, si puó presentare con un suo vissuto antico, inconsapevolmente interiorizzato: quello della propria mamma, o di una zia, o con una variabile sensibilitá a quanto se n'é sentito dire. Tempi diversi, con impatto e conseguenze variabili, che si inscrivono su fisici diversi, piú giovanili o piú segnati. Tutto ció puó produrre differenze significative. Anche in questo caso, come nell'adolescenza, la svolta può spingere a percorsi diversi. Far recuperare forze insospettabili, o appiattire sul futile e sul banale, spingere verso la futilità più estrema. Cercare amiche piú vere, o solo comparse che sappiano fare da spalla.

Fra le donne che vengono a consultarci, spesso troviamo sodalizi, in menopausa, proprio come fra ragazze di 16-18 anni. La ricerca di risposte comuni, di rimedi analoghi, di strategie equivalenti. A volte questi rapporti sono di grosso aiuto: per mobilizzare energie, volontà, fiducia in se stesse. Molti consigli medici vengono avvalorati sopratutto dall'avallo delle amiche, dall'approvazione delle accompagnatrici. Ma, in qualche caso, l'effetto é opposto: suggerimenti, stimoli, consigli, tutti resi vani dalle amiche accompagnatrici.

Molti sodalizi appaiono un motivo di forza, dánno il coraggio dello stare insieme. Ma, altre volte, le frequentazioni sono fatte solo per aumentare i propri disagi: mal comune mezzo gaudio. Proprio nei rapporti piú superficiali, meno intimamente condivisi, le differenze diventano, in questa fase, più evidenti e significative. A volte la comunicazione verbale contrasta con quella dei comportamenti, con gli atteggiamenti che si assumono, con i vissuti profondi. Spesso ognuna recita a soggetto. E le recite sono diverse anche a seconda degli spettatori: con approvazione entusiasta o con critiche estreme, pur riferite alla stessa persona.

La veritá é che, nel momento delle crisi si raccoglie quanto si é seminato: il beneficio maggiore ovviamente verrá dalle amicizie piú salde, piú sapientemente costruite, piú alimentate, sopratutto utilizzate nel profondo, esplorate. Come succede quando si é saputo dare un senso concreto alle comunicazioni reciproche, ai propri ideali, all'esercizio della fantasia. O quando si è sapute ricorrere al mondo generoso, rasserenante e gioioso dell'illusorio. Quando ci si é sapute accettare vicendevolmente, ma non acriticamente. Investendo del proprio. Sperimentandone benefici interiori e duraturi.

Altre volte il parlare fra amiche si riduce a semplice chiacchericcio, a piccole battute, a frasi da commedia soap. Anche questi sono un modo di condividere, di trasferirsi nelle fantasticherie. Ma spesso sono di aiuto breve, quasi usa e getta.

Ebbene, anche in queste circostanze la svolta puó diventare un momento significativo, per rifondare amicizie nuove, per ricominciare ora a costruire, a condividere, per aiutarsi a vedere realmente, per quello che si é, per quello che si puó ancora diventare in meglio, per quello che, in sintonía con se stesse, si puó apparire. Amicizia come desiderio di rivedersi, di andare al cinema, a cena, per scoprire interessi comuni, per condividere la medesima realtá esistenziale, oggi piú prioritaria sulle altre differenze. Amicizia fra singole donne, diversa da quella fra coppie, o di gruppo. Amicizia che sopravvive alle lontananze, con la certezza che, al bisogno, puó realmente attivarsi, consolare, capire.

La capacitá di amicizia, di quella vera e profonda, é espressione di una personalitá strutturata, affettivamente e psicologicamente matura. Non tutte, meglio non tutti, ne siamo capaci. Ma, per tutte vorremmo essere di stimolo a coltivare, cercare, innovare, avere il coraggio di riproporsi, di uscire allo scoperto, di essere se stessa come non mai, piú vera. Per produrre e far germogliare i semi di un rappporto migliore: piú forte, fino a diventare addirittura piú proficuo del rapporto fra familiari.

Non tutti si riesce ad essere sufficientemente autonomi, psicologicamente maturi: ma questo dell'amicizia, é proprio un terreno su cui coltivarsi, con coraggio e generositá. E la menopausa, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi conflitti ed illusioni, con la speranza ed il rammarico, é proprio un nuovo momento in cui lanciarsi, aprirsi, recuperando valori antichi o aprendosi a legami nuovi, che si propongano ora e subito. La svolta si può e si deve condividere, come qualsiasi evento importante, per sentirsi insieme, per combattere il fantasma piú pericoloso e meno riconoscibile: il silenzio triste della solitudine invisibile.

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Le Donne Sole nella Svolta

Si può essere sole per scelte antiche, o per decisioni recenti, come dopo separazione, o perchè il compagno non c'è più.

A volte si é sole con il proprio lavoro, magari di routine, ma comunque di supporto. Altre volte gratificante, capace di accrescere l'autostima, di aiutare comunque, per una migliore realizzazione di Sé.

Oppure si é sole, anche senza lavoro, con il proprio passato, e con un futuro che appare dai contorni incerti. Molte delle donne che vengono in visita sono in questa condizione.

Fra passato e futuro la menopausa s'inserisce come una passaggio significativo, un momento di bilanci, e di domande sul domani. Sopratutto sul tema della propria solitudine. Alcune, proprio in questo momento, scoprono, finalmente, la necessità di una relazione affettiva, e vorrebbero quindi recuperare le possibilitá residue, altre ne hanno cancellato ogni desiderio, fino a non riconoscerlo. Altre ancora ne vivono il rimpianto struggente, senza riuscire a crearne di nuove.

Le prime, a volte, chiedono al medico un incoraggiamento verbale, quasi un avallo, per potere intraprendere quanto fino ad oggi tralasciato. Vivono nel rammarico delle occasioni perdute, reso ora più forte dalla paura di essere oltre il limite del possibile. Spesso, quello che provano, é proprio il desiderio di un rapporto sentimentale, una voglia di amore. Per alcune, quelle che sono state sole da sempre, magari occupate ad accudire i genitori, o per quelle piú segnate nel fisico e negli stati d'animo, o per quelle con figli un pó grandi, oltre alle tante difficoltá, vi é imbarazzo o pudore. L'educazione ricevuta, la loro provenienza, il cammino psicologico percorso, sono i principali fattori caratterizzanti.

Remore e desideri devono stupire. Per chi sapesse leggere nel proprio Io, sarebbe facile trovare in se stessi desideri e speranze analoghe. A vent'anni come a settanta quel desiderio è espressione di vitalità. É quanto di piú normale e salutare ci possa capitare, sopratutto quando si é soli.

Malgrado l'emancipazione femminile, non é sempre facile dare corpo al desiderio di nuovi rapporti sentimentali. Le possibilitá d'incontro diventano sempre piú rare, il coraggio d'iniziativa, forse mai forte, gradualmente si perde. Qualcuna riesce nel suo intento, e stabilisce rapporti ottimali, realistici, sia pure con qualche limite o compromesso. A volte le uniche possibilità sono quelle con uomini sposati. Nonostante la frequenza con cui se ne legge, quasi quotidianamente, sui rotocalchi, ed al di lá delle valutazioni morali e religiose, anche questa esperienza non é senza costi. In genere ci si trova obbligate, scrive Jole Baldaro Verde, a saper vivere, nelle ore, giorni e notti rubate la felicitá del momento, senza chiedere altro e senza progettazione. Fuori dai momenti di passione, l'uomo trascorre le feste, le vacanze, i fine settimana con la famiglia, trincerandosi molto spesso dietro l'esistenza dei figli. Possono anche durare a lungo, per anni. Ma il tempo assume un peso diverso di quanto ne avesse prima: durano a sufficienza per non restare più sole? Il più delle volte durano poco. Ma, comunque, lasciando un segno positivo, di un percorso in qualche modo compiuto.

Ma, lo stabilire una relazione con qualcuno, specie quando si é sole, non ha sempre i connotati della sessualitá. Spesso é il desiderio di affetto, di scambio, di amicizia, di poter parlare, commentare, esprimersi. Anche questo puó non essere facile, ma non è impossibile se ci si crede, se si ha la capacità di riconoscerne l'importanza. Non vi sono fasi della vita in cui non sia più possibile stabilire relazioni umane. Occorre, anche in questo caso, riconoscere gli strumenti diversi e convergenti da utilizzare. Intanto quello di voler stabilire un contatto, un'occasione, per suscitare o raccogliere una curiosità, un interesse. Inviando un segnale (l'abbigliamento, il profumo, il modo di porgersi, lo sguardo, il sorriso), che sappia indicare la propria disponibilitá, la possibilitá di stabilire una rapporto. É lo stesso strumento di sempre, quello di porsi come persona che é interessata, che vuole interessare. In fondo, una specie di seduttività: non quella finalizzata soltanto alla voglia di piacere e basta, quasi un inutile narcisismo, e nemmeno quella piú esplicita, di tipo immediatamente sessuale. Piuttosto quella comunque rivolta al piacere di condividere, di scambiare. Accanto a questa, sarà necessaria la capacitá di accoglienza, rivolta ad altri dopo che a Sé stessa, per sapere accettare, per far sentire gli altri ben accetti, per favorire la comunicazione.

Non occorrono grandi strategie: occorre solo saper essere fiduciose, aperte, decise ad interreagire con gli altri, con qualcuno di piú, con qualcuno di meno. Frequentare punti d'incontro, magari per lavorare la ceramica, per visitare mostre, per imparare le cose piú varie. Sono tutte occasioni, sono incontri, sono un modo di mettersi in contatto con gli altri. Imparare a stimolare questi desideri, a farli emergere anzicché smorzarli. Obbligarsi, quasi, a riconoscersi comunque interessante, per quello che si é, e che si é state. Cercare di fare emergere le proprie qualitá, ricordare quanto si é fatto, quanto si é sofferto senza farsi annientare, tutto ció aiuta ad avere fiducia in sé stesse, e a far emergere ancora quella curiosità, vitalità, voglia di condividere che sono poi le premesse indispensabili per (ri)entrare nel contesto sociale, per ritrovarsi, magari per la prima volta, con se stessa fra gli altri. E' il modo più giusto per saper essere se stessi.

Vorremmo che ogni paziente sola sapesse ritrovare questi desideri, queste necessità. Purtroppo non è sempre così. In molte si trovano i segni della rinuncia, del rifiuto, della paura. Quasi un disporsi anzitempo, con l'isolamento, a scomparire emotivamente, prima ancora che fisicamente. E' un peccato perchè quel dolore, quei rimpianti, potrebbero davvero aiutare loro stesse e gli altri, se venissero utilizzati, trasmessi, donati. Se venissero messi in gioco per stabilire rapporti: non solo con coetanei ed adulti, ma anche con giovani, con anziani, o con i sofferenti. Con i giovani, o con coloro che nella sofferenza ritornano bambini, e come tali bisognosi di affetto e di cure, i rapporti sentimentali potranno produrre quelle che potremmo chiamare nuove maternitá, quasi delle adozioni affettive: per (ri)appropiarsi di una capacitá specifica di essere madre, da riscoprire o da inventarsi, non piú biologica, ma psicologica. Anche questa capace di stimolare, in questi piú bisognosi la crescita intellettiva, a fornire o produrre, quegli strumenti indispensabili per superare meglio gli inevitabili momenti di stress. Ed in questo compito di ridare vita a chi si sentiva solo ed inutile, ridargli scopo e funzione, ridargli il senso della reciprocitá e della relativitá, molte persone ritrovano una gratifica enorme, che pareggia il conto di chi dà e di chi riceve.

Purtroppo molte delle donne sole appaiono rinunciatarie, rese sorde a qualsiasi richiamo, tanto impaurite da apparire immobili, nelle loro sofferenze e nelle rinuncie. É come obbedissero ad un destino antico e segnato, che ne avesse giá programmato il lento, inevitabile, lasciarsi andare. Con queste donne, pur cercando di prendercene cura, evitiamo in genere di intervenire in maniera specifica per dissuaderle dal loro isolamento: il tentativo non solo ci sembra inutile, ma spesso potrebbe aprire ferite oramai raffreddatesi e comportare nuovi costi e rischi.

Ma vorremmo che le molte indecise, quelle che propenderebbero per dare nuovo impulso ai loro sentimenti, di amicizia e di scambio, ma che ancora sono attestate nell'incertezza, queste vorremmo che sapessero rivalutare il significato del sentire, del vivere in sintonìa con le proprie emozioni, con il proprio Sé, in mezzo agli altri. Proprio piú avanti negli anni, in condizioni sicuramente difficili, quelle pulsioni di affetto, quella energia dei sentimenti, possono ancora essere utilizzate, magari sublimandole, spendendole in rapporti egualmente ricchi ed intensi, nei quali comunque emergano l'autonomia, la soddisfazione, il piacere di essere, l'appagamento di fare, con altri. Tutte cose di cui essere lieta.

Molte delle donne che hanno superato i 60-70 anni sono vedove. Alcune appaiono chiuse nel proprio dolore, inaccessibili a chiunque, gelose di ciò che trattengono. A volte traspare l'amarezza del ritrovarsi sole e colpite, con l'indifferenza a quanto le circonda. Appaiono tristemente mutilate, in un lutto senza fine. Per ognuna sentiamo un profondo rispetto, e la necessitá di muoversi quasi in punta di piedi, per non ferirle, per non urtarne la suscettibilitá. Purtroppo, quando il lutto e la perdita continuano indefinitamente, allora il messaggio che riceviamo é dei piú tristi, dei piú difficili da accogliere. Di solito vuol dire che non si ha piú voglia di avere contatti o scambi. Malgrado, venendo dal medico, indichino una specifica volontá di curarsi, in realtá lamentano non piú soltanto la perdita del proprio caro, ma di una parte di Sé, forse di quella ritenuta migliore, o la piú compiuta. É un grosso peccato, per sé stessi e per gli altri. A queste pazienti vorremmo stimolare il desiderio di far rivivere i loro sentimenti, per riversarli ancora negli altri nel ricordo di quello che é stato, per far rivivere i tempi dei sogni e delle illusioni, oggi arricchiti dai sentimenti della perdita e del dopo. Il chiudersi in sé stesse ricorda quei protagonisti di eventi importanti che si lasciano morire senza rivelare i dettagli, le attese, le emozioni e le incertezze di ció che hanno vissuto. Eppure, quanto colore potrebbe riemergere dai racconti, quante sfumature riprenderebbero tono e sostanza, quanto affetto potrebbe ancora sprigionarsi! A queste donne, sopratutto se avanti negli anni, non abbiamo il coraggio di fare richieste dirette e verbali. Ma, se si trovassero a leggere queste note, vorremmo, nel modo piú semplice e con tutta la premura di cui ci sentiamo capaci, chiedere ancora di dare, di restituire un pó di colore, sia pure più attenuato e forse sbiadito, di ritornare a vivere aiutando gli altri, i nuovi, o gli estranei, a ricordare, per insegnare, per educare, per indicare gli strumenti che loro hanno utilizzato quando si sono trovate ad affrontare tempi brutti, e stress difficili. Chiederemmo di uscire dal loro dolore, spesso sordo e freddo, per lasciarsi andare ai ricordi, per renderli ancora vivi, capaci di filtrare, con quanto hanno saputo dare, la realtà del loro, del nostro, quotidiano. Domanderemmo loro di fare rivivere le emozioni di allora, per evitare che rimangano segregate e cristallizzate nel passato, come merletti inutilmente nascosti nei vecchi bauli.

Non è semplice: c'é quasi da superare una soglia di riservatezza, e la paura di perdere ancora qualcosa. Chissà se riuscirebbero a sentirsi più confortate se si convincessero che i propri ricordi sono una realtá di cui nessuno le puó privare, e che il farli rivivere, il riproporli adattandoli nel presente, il trasferirli ad altri, puó solo esaltarli, mai affievolirli.

Altre pazienti, egualmente vedove e sole, si presentano con la dolcezza dei ricordi, con la consapevolezza dei bei tempi trascorsi, della convivenza serena, degli scambi operati, della crescita realizzata, in comune o da sole. Dopo i primi anni di solitudine e di lutto, sembrano gradualmente rinascere, diventare più consapevoli, più accorte nel prendersi cura di Sé, e degli altri componenti della famiglia. Sono quelle che sanno farsi carico della propria esistenza, che sanno ancora cercare la propria autonomia, trovando nuovi interessi, nuovi motivi di appagamento. Sono donne che riprendono a vivere con entusiasmo, con dolcezza, con il sorriso, con buona disposizione, esaltando il ricordo dei tempi passati, restandone ancora gratificate ed illuminate. Sono donne quasi mai sole: amiche, sorelle, madri. Comunque inserite nella vita di tutti noi.

Per tutte la menopausa è ancora un punto di confine. Una svolta per decidere se fermarsi, quasi sospese nel tempo e nello spazio, o imboccare la discesa melanconica ed indifferente del tornare indietro o se continuare a salire, per scorgere nuovi orizzonti. Ognuna procede come può e come saprà fare. Ma, a tutte, vorremmo dare un segno di conforto, un momento di riconoscimento, uno stimolo a sapersi volere bene. Non vi sono quelle brave e quelle incapaci: solo persone con le proprie storie, con i propri vissuti. Il loro destino, più che dalla menopausa, sarà conseguenza di ciò che avranno saputo e potuto realizzare dentro di Sé.

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