La Menopausa in Altri Paesi

Gran parte delle donne dei Paesi orientali dà poca importanza ai sintomi climaterici. Come se risultassero poco fastidiosi. Vi sono vampate, con la stessa frequenza, con la stessa misurabile intensità, ma con disagio molto più modesto.

Da ciò la necessità di studiare anche questi modelli, per trarre una maggiore conoscenza su quanto accade da noi, sulle possibili differenze esistenti nel nostro stesso Paese fra donne con sintomatologia più ricca o meno eclatante.

In Palestina, per una donna tradizionale, i 50 anni rappresentano il momento di maggiore influenza nel suo contesto familiare. L'ingresso delle nuore anzicchè intaccare, viene ad accrescere la sua posizione gerarchica nel contesto di un gruppo parentale ora più allargato, e quindi più importante. Ed il suo nuovo ed accresciuto potere viene ad assicurare una vecchiaia più sicura e tranquilla. Ha le sue vampate, ma diventa così gratificante la sua posizione socio-familiare, da non sentirsene menomata o infastidita.

Analogamente, nell'Africa Nera, nelle zone in cui vige la poligamìa, ogni donna cinquantenne continua a rappresentare l'unico vero riferimento familiare per tutti i suoi figli. E mano a mano che questi si sposano, ella accresce la sua influenza, il suo rappresentare l'unico simbolo della famiglia.

Naturalmente, in questi due esempi tradizionali, tutto dipende da quanti figli la donna ha partorito o allevato: una donna sterile è un niente. Se, oltre ad essere senza figli, rimane anche vedova, allora dovrà veramente temere per la sua vecchiaia e sopravvivenza. Per effetto di queste implicazioni, nella prima eventualità, di accresciuto potere, e nella seconda, di sopravvivenza a rischio, è difficile che vi sia spazio per fastidi da sintomi vasomotori.

Una differenza ovviamente importante, fra Oriente antico ed Occidente industrializzato, è nell'attuazione del potenziale riproduttivo: massimo e minimo. Nella donna di Paesi non industrializzati i tentativi di gravidanza si susseguono quasi ininterrottamente, mentre nella donna occidentale la menopausa viene a chiudere una potenzialità scarsamente realizzata.

Le stesse mestruazioni hanno significato diverso nei vari Paesi. In Europa era una modalità con cui l'organismo eliminava tossine. La menopausa produceva un accumulo di sostanze impure, da eliminare con purganti, salassi e lassativi. Nel Sud e nell'Est dell'area mediterranea si ritiene che l'avvento della menopausa rimuova la sorgente stessa delle impurità. Virtualmente, nei diversi riti, la donna in menopausa diventa simile all'uomo, anche se raramente questa eguaglianza diventa una realtà concreta. Mentre nella donna occidentale l'habitus usuale è quello di donna ciclicamente mestruata, la donna dei Paesi veramente poveri è quasi costantemente in amenorrea, per gravidanze, ed allattamenti che si prolungano in mancanza di adeguata nutrizione. Spesso, queste più povere, sono anche analfabete, e non conoscono la loro età: passano dall' amenorrea puerperale o dall'allattamento al seno all'età menopausale quasi senza accorgersene, con disagi spesso stemperati dall'ignoranza che concede loro di sperare ed attendere nuove gravidanze.

In molte società poligame è sopratutto la sterilità da menopausa che spinge l' uomo ad una nuova unione. Per la verità la sterilità, di qualsiasi origine, non solo da menopausa, spinge in questa direzione anche in società monogame. A seconda delle diverse Società, esistono risorse diverse: per es. di comprare un figlio, non come uno schiavo, ma proprio come qualcuno da affiliare, o finanche di comprare il diritto del concepimento del marito con una donna più giovane.

Ma, laddove non esistono queste risorse, è la sterilità più che l'età a giuocare un ruolo sostanziale. Di solito, in questi casi, la prima moglie continua a far parte della famiglia, a volte assumendo un ruolo fondamentale nella scelta della nuova consorte, prediligendo quella più accomodante o rispettosa dei diritti nel frattempo da lei maturati. Spesso ne conseguono equilibri precisi: una moglie che manda avanti la casa, ed una più giovane che fà figli. Altre volte, malgrado rimanga la codifica di ruoli precisi fra mogli più giovani e mogli in menopausa, l'ventualità di seconde o terze nozze non viene vista con piacere, ed anzi finisce con il rappresentare una delle condizioni di maggiore stress esistenziale.

Quando la menopausa diventa penalizzante, spesso, le donne che l'avvertono, cercheranno di nasconderne i sintomi, mantenendo le loro abitudini, nella speranza, con questo stratagemma, di mascherare l'origine della loro sterilità, rinviando altre scelte da parte dei mariti. Quando questi fosse anziano, o capisse solo molto tardi l'origine della sterilità, può anche capitare che comunque decida di non avviare nuove famiglie: allora, e sopratutto quando l'ultimogenito andrà a nozze, la donna potrà finalmente denunciare la sua menopausa. In pratica si viene a creare una sorta di dissociazione fra la menopausa biologica e quella sociale. I sintomi, ovviamente, dovranno essere accuratamente occultati, mascherati.

Altre volte la donna cercherà di consumare i risparmi del marito per evitare che possa costituire nuovi matrimoni. Sopratutto nel Corno d'Africa e nelle regioni adiacenti, la donna, consapevolmente o meno, potrà essere talmente invasa dagli spiriti del male, da richiedere regali e compensi costosissimi per liberarne l'intera famiglia. In fondo un espediente molto vicino a quanto, sotto mutate condizioni culturali, può capitare in Occidente.

Naturalmente tutti questi usi, costumi e credenze hanno di fatto non solo minimizzato o nascosto, in questi Paesi, l'espressività di un malessere climaterico, ma ne hanno addirittura precluso l'espressività con termini linguistici o non-verbali, impedendo, di fatto, una correlazione fra sintomi fisici e questa fase di vita. In conseguenza di ciò i sintomi climaterici spesso risultano del tutto sconosciuti, espressi in modo più o meno somatico, con i mezzi della propria specifica cultura. Generalmente, quando esistono, sono di specifica derivazione occidentale.

Analogamente a quanto succede in Africa, le donne dei Paesi orientali accusano molti meno sintomi in menopausa, in ogni caso inferiori, per intensitá, a quelli riferiti da donne occidentali, anche se l'etá media non sembra variare di molto. In Giappone il 65% delle donne non considerano la menopausa un vero e proprio evento: manca addirittura un termine specifico per indicare le vampate di calore. In Cina, dove la vecchiaia suscita da sempre una vera e propria venerazione, di rado si sente parlare di menopausa.

Ma, diversità sostanziali si osservano anche in uno stesso Paese ove esistano diverse etníe: in USA le donne afroamericane passano attraverso la menopausa con meno problemi psicologici di quanti ne abbiano le bianche. Ció spesso dipende dalla minore esposizione, delle donne di colore, al rischio di osteoporosi, e dal ruolo positivo ed autorevole che, nelle famiglie allargate dei neri, viene ad assumere la donna anziana, o comunque la nonna.

Credo che queste differenze culturali possano esprimere un comune denominatore: il disagio è tanto meno acuto quanto maggiore riesca ad essere il novero delle gratificazioni. L'osservazione di ciò che accade nei popoli primitivi ci spinge con forza e con evidenza a questa lettura semplice, e tuttavia ancora così difficile da far perseguire.

 

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